Occasional Papers Series - Num.22/2009 (Novembre 2009)

occpap05-08

L’ “ottobre di pace” di Ahmet Davutoglu*

Stefano Torelli
Novembre 2009

Tra la fine di settembre ed il mese di ottobre il Ministero degli Affari Esteri turco, guidato dall’ispiratore della politica estera dell’AKP Ahmet Davutoglu, ha portato a termine importanti accordi con i vicini mediorientali e, soprattutto, con la Repubblica di Armenia. La Turchia continua a perseguire la propria politica di “azzeramento dei problemi” con tutti i vicini, soprattutto verso Est, in un momento comunque importante anche per i rapporti con l’Unione Europea, dal momento che è stato pubblicato contemporaneamente il rapporto annuale di Bruxelles circa lo stato dell’arte nel processo di avvicinamento di Ankara all’UE.
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Introduzione

Nelle ultime settimane la diplomazia turca ha continuato ad essere molto attiva, soprattutto negli scenari mediorientali. Importanti passi avanti sono stati fatti nel miglioramento dei rapporti con l’Iraq, con particolare riferimento alla Regione Autonoma del Kurdistan iracheno ed al suo organo amministrativo (il Governo Regionale Curdo, Kurdish Regional Government – KRG); con la Siria e con l’Iran. Nel teatro caucasico, inoltre, la Turchia è finalmente arrivata a concludere un accordo con la Repubblica di Armenia che, nonostante le preoccupazioni dell’Azerbaijan, potrebbe aprire la strada ad una vera e propria normalizzazione delle relazioni tra Ankara e Yerevan, dopo quasi vent’anni di gelo. La Turchia si conferma in tal modo una potenza regionale in grado di dialogare con tutti gli attori e di divenire un imprescindibile punto di riferimento nell’area mediorientale (e non solo),  anche nell’ottica di un processo di integrazione regionale che possa aiutare a stabilizzare i vari teatri di scontro e a sviluppare dei rapporti reciproci maggiormente basati sulla reciproca fiducia tra le regioni mediorientale e caucasica da un lato e, dall’altro, rispettivamente l’Occidente e la Russia.


Armenia

Il 10 ottobre, a Zurigo, si è tenuto uno storico incontro per la normalizzazione dei rapporti tra Turchia e Armenia, i Ministri degli Esteri dei due paesi. Nell’occasione le parti hanno firmato degli accordi che prevedono la futura riapertura delle frontiere comuni e la ripresa di normali relazioni economiche, commerciali e diplomatiche, nonostante ancora vi siano sul tavolo delle questioni da risolvere e degli ostacoli da superare. L’incontro tenutosi in Svizzera risulta essere l’ultimo passo, in ordine cronologico, di un processo di riavvicinamento iniziato più di un anno fa, quando il Presidente turco Abdullah Gul si era recato a Yerevan in occasione dell’incontro di calcio valido per la fase finale dei Mondiali sudafricani del 2010, tra Turchia ed Armenia (occasione che ha fatto sì che si coniasse l’espressione “diplomazia del calcio”). Da qual momento, i contatti tra le due rappresentanze diplomatiche sono stati sempre più intensi, fino ad arrivare alla firma degli accordi dello scorso 10 ottobre.

In prospettiva, la normalizzazione delle relazioni turco-armene potrebbe essere un’occasione di crescita e sviluppo per l’Armenia in primo luogo, in quanto quest’ultima trarrebbe degli indubbi vantaggi dalla ripresa dei rapporti commerciali verso Ovest, tramite la frontiera turca e avrebbe dei guadagni in termini economici da eventuali investimenti turchi nella zona. Per Ankara, un simile passo rappresenterebbe un tassello fondamentale, nell’ottica della strategia dell’“azzeramento dei problemi” con tutti i vicini, portata avanti con convinzione dall’attuale Ministro degli Esteri Davutoglu e, soprattutto, servirebbe ad accrescere la credibilità della Turchia quale attore protagonista del processo di stabilizzazione regionale. Nonostante la Turchia debba ancora sperare nella soluzione della controversia sul Nagorno-Karabakh tra Azerbaijan ed Armenia, per far sì che anche Baku accetti senza sospetti il riavvicinamento tra Ankara e Yerevan, proprio la normalizzazione dei rapporti turco-armeni potrebbe fungere da volano per una distensione tra Azerbaijan ed Armenia. Una simile eventualità avrebbe degli effetti positivi su tutta la regione caucasica meridionale e, non ultimo, potrebbe rivitalizzare il progetto lasciato in cantiere della Turchia di porsi come promotrice di un processo di stabilizzazione di tutto il Caucaso. L’idea, nata dopo il conflitto dell’agosto 2008 tra Russia e Georgia con il nome di “Piattaforma per la Stabilità e Cooperazione del Caucaso” (Caucasus Stability and Cooperation Platform – CSCP), sarebbe quella di creare un’organizzazione caucasica che ricalchi nel modello l’OSCE e, proprio una volta risolti i contrasti con l’Armenia, potrebbe diventare più fattibile.


Siria

Nel corso dell’ultimo mese e mezzo la Turchia si è attivata molto anche nel mantenere rapporti molto stretti con la vicina Siria: i primi di settembre Davutoglu si è recato in visita ufficiale a Damasco, ricambiata direttamente dal Presidente siriano Bashar al-Assad il 16 e 17 settembre; infine il 13 ottobre scorso Davutoglu, per la seconda volta, è andato in Siria, per presiedere al primo incontro ministeriale sulla cooperazione strategica tra i due Paesi. Damasco e Ankara hanno firmato accordi mirati a ridurre ulteriormente gli ostacoli alla libera circolazione di persone, merci e capitali tra le due frontiere. Ciò potrebbe accrescere il volume di commercio ed il benessere delle zone di confine, i cui abitanti traggono sostentamento da questo tipo di relazioni. Oltre a mantenere contatti riguardo la lotta al terrorismo di matrice curda e ad avere siglato nuovi accordi, insieme anche all’Iraq, per la soluzione delle controversie che interessano i tre Paesi circa la gestione delle risorse idriche del Tigri e dell’Eufrate, Ankara in realtà sta ponendosi come attore di mediazione tra Baghdad e Damasco. Siria ed Iraq, infatti, sono attualmente impegnati in una controversia legata agli attacchi terroristici che hanno colpito Baghdad lo scorso agosto e che hanno provocato la morte di più di 100 persone. A seguito di quell’episodio, l’Iraq ha accusato la Siria di essere stata responsabile degli attentati, avendo permesso il passaggio dei terroristi tramite il territorio siriano in Iraq.

A seguito delle accuse irachene, è nata una vera e propria crisi diplomatica tra Iraq e Siria (che, dal suo canto, ha respinto le accuse, sostenendo che non fossero basate su alcuna prova concreta), che ha portato alla sospensione dei rapporti diplomatici tra i due Paesi. E’ evidente come, nel quadro della politica estera mediorientale seguita dalla Turchia, uno scenario che veda l’Iraq e la Siria così fortemente contrapposti non risulti funzionale agli interessi di Ankara. Nel momento in cui l’obiettivo principale della Turchia in Medio Oriente è quello di contribuire alla stabilità dell’area e al miglioramento dei rapporti tra tutti gli attori, risulta consequenziale l’interessamento di Ankara alla questione che sta contrapponendo Iraq e Siria. E’ per questo motivo che Davutoglu ha compiuto ripetuti sforzi diplomatici nelle ultime settimane per far sì che la crisi venutasi a creare possa rientrare e le relazioni tra i due contendenti arabi, con i quali la Turchia dal suo canto ha creato le condizioni adatte a mantenere buoni rapporti (di tipo economico, commerciale e strategico), possano migliorare nell’interesse di tutta la regione. In tal modo, Ankara compirebbe un passo ulteriore verso l’acquisizione di una maggiore credibilità all’esterno della regione mediorientale e tra gli Stati arabi stessi, confermando le proprie ambizioni di stato perno per la politica regionale.


Conclusioni

Il governo dell’AKP guidato da Erdogan, con Ahmet Davutoglu al Ministero degli Affari Esteri dallo scorso marzo, sta continuando la sua opera di mediazione diplomatica in Medio Oriente, iniziata dagli anni ’90, ma incentivata dall’attuale esecutivo alla luce dei nuovi eventi occorsi nella regione. Il miglioramento delle relazioni con la Siria e l’Iraq va di pari passo con gli accordi con il Presidente armeno in Svizzera, decisivi nell’ottica di una normalizzazione dei rapporti con l’Armenia e, d’altro canto, con gli sviluppi nei rapporti con i Curdi iracheni. In tal modo, Ankara tenta di rendere più credibile la sua iniziativa di pace con la comunità curda turca, nel momento delle riforme attese per il riconoscimento dei diritti della minoranza curda in Turchia, tramite una road map annunciata nelle settimane scorse.

Inoltre, Ankara sta continuando la sua opera di consolidamento dei rapporti con l’Iran, in un momento cruciale per le relazioni tra quest’ultimo e la Comunità Internazionale, nel quadro delle negoziazioni sulla questione del programma nucleare di Teheran. Nuovamente la Turchia si pone come un attore potenzialmente in grado di portare parti opposte al dialogo, acquisendo in tal modo prestigio internazionale e, di conseguenza, mirando ad una maggiore stabilità interna e regionale. Questi risultano essere requisiti importanti per l’obiettivo della Turchia dell’ingresso nell’Unione Europea, proprio nei giorni in cui la Commissione di Bruxelles ha reso noto il rapporto annuale circa i progressi dei negoziati di Ankara con l’Europa. Anche in virtù del fatto che l’amministrazione dell’AKP non ha affatto posto in secondo piano le mire europee, come obiettivo della propria politica estera, le politiche turche nelle regioni mediorientale e caucasica potrebbero portare a dei risultati positivi nel breve-medio termine, vista la funzionalità che hanno rispetto alla credibilità turca nei confronti di UE ed USA.





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