Occasional Papers Series - Num.23/2009 (Dicembre 2009)

occpap05-08

Il riorientamento strategico della Turchia verso i Balcani*

Sara Miggiano, con la collaborazione di Francesca Torchia
Dicembre 2009

Anche se il processo di adesione all'Unione Europea non si è mai fermato, la Turchia vede sempre più distante la data della sua eventuale e piena ammisione. Il paese è sempre più scettico: il processo dura da più di vent'anni senza sostanziali avanzamenti. Quel che è certo è che la Turchia non si accontenterà di un ingresso come membro di serie B, nè si farà bastare la “relazione privilegiata” proposta da Francia e Germania. Altrettanto sicuro è il fatto che non voglia rinunciare al suo prestigio internazionale, sfruttando la sua posizione geografica, a cavallo tra Oriente ed Occidente. La Turchia sta infatti lavorando per un riorientamento strategico. Da un lato vuole infatti diventare guida e ponte per il mondo arabo musulmano mediorientale. Dall'altro, vuole vuole riprendersi un ruolo predominante nei Balcani. Regione a cui è legata storicamente e culturalmente da secoli, la Turchia vuole esserne il primo sostenitore: investendo nei mercati, promuovendo la nascita ed il consolidamento di strutture democratiche, sostenendone le candidature euro-atlantiche.

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Introduzione

Come noto, i Balcani sono stati esposti a devastanti guerre e pulizie etniche. Questo ha naturalmente influito sulle capacità delle nuove entità statali di strutturarsi e conformarsi come stati. La Turchia ha sempre avuto relazioni storiche, economiche, politiche e culturali con i Balcani, fortificati da profondi legami tra le popolazioni. Questo vuol dire che la stabilità turca si traduce in stabilità turca. Viceversa ogni singola crisi ha ripercussioni sul suolo turco. Per queste ragioni, i Balcani sono sempre stati e sono tuttora una priorità per la Turchia. Ciò ha spinto da sempre la Turchia a prender parte alle iniziative internazionali volte alla stabilizzazione ed alla pacificazione della regione. Nell'ottica di contribuire al completamento ed alla stabilizzazione della regione, la Turchia ha intensificato recentemente gli accordi e le relazioni con gli stati balcanici. Il rispetto dell'indipendenza, della sovranità e dell'integrità territoriale così come la non-ingerenza negli affari interni sono, dal punto di vista turco, i presupposti basilari per intrattenere buone relazioni di vicinato.



La partnership strategica con la Serbia

La Turchia ha una particolare attenzione nello sviluppare le sue relazioni diplomatiche con la Serbia. La considera infatti uno dei più importanti paesi nei Balcani. Senza confini in comune, pur non essendo vicini, si sono sempre considerati tali e su questa premessa hanno basato le loro relazioni.  Gli accordi e le interazioni tra loro si sono fatte sempre più frequenti ed importanti tanto da parlare di partnership strategica. La Serbia rappresenta per la penisola anatolica la via più veloce per raggiungere l'Europa occidentale. Questo significa che gli accordi commerciali hanno priorità assoluta su quelli politici. La Turchia è stata uno dei principali stati a riconoscere l'indipendenza kosovara dopo la sua autoproclamazione nel febbraio 2008, avviando inoltre relazioni diplomatiche e commerciali.

Come era ovvio aspettarsi, la Serbia non ha gradito la reazione turca, diffidando apertamente degli accordi tra i due. La Turchia ha sempre sostenuto che la “questione Kosovo” non deve essere d'ostacolo alle buone relazioni turco-serbe. E soprattutto, la Turchia ha sempre sostenuto che gli accordi e gli impegni presi con il neo stato kosovaro non sono mai stati pensati nell'ottica di nuocere o arrecare danno alla Serbia. Nonostante ciò, le proteste serbe sono continuate e le relazioni sono lentamente tornate alla normalità solo negli ultimi mesi. A sancire la ritrovata normalità è stato l'accordo di cooperazione nell'ambito della difesa del maggio 2009. L'intesa, siglata dal Ministro della Difesa turco, Vecdi Gönül, ed il suo omologo serbo  Dragan Šutanovac, prevede norme comuni per lo scambio di informazioni classificate e progetti per la produzione congiunta di materiale. Altro importante passo avanti per i legami turco-serbi è rappresentato dall'accordo siglato a giugno: i rappresentanti dei due governi hanno infatti stipulato un accordo di libero scambio. Il testo dell'accordo prevede un processo in tre tappe che porterà nel 2015 alla completa liberalizzazione degli scambi commerciali tra i due paesi. L'accordo è stato impostato su un modello di liberalizzazione asimmetrico. In primo luogo,  in quanto è in linea con gli obbiettivi economico-strategici della Serbia, che mira a concludere accordi di questo tipo con il maggior numero di paesi possibile. In secondo luogo, perché la Serbia ha occasione di raggiungere l'enorme mercato turco senza i costi aggiuntivi dei dazi doganali. Dalla stipula di questo accordo ne trae ovviamente giovamento anche la Turchia, in quanto le permette di sviluppare e promuovere attività commerciali ed investimenti in Serbia. Il tutto nell'ottica, non secondaria, di sfruttare appieno il corridoio pan-europeo numero 10.

Sotto questa luce devono essere visti anche gli accordi bilaterali conclusi ad ottobre. In occasione della visita del presidente Gül, il primo presidente turco a visitare la Serbia, sono infatti stati firmati cinque accordi di cooperazione bilaterale tra Turchia e Serbia. Tra questi, il più importante è forse quello riguardante la cooperazione nel settore dei trasporti ed altre infrastrutture a livello locale, regionale e nazionale. Questo testo infatti prevede che la turca Eksim bank finanzi all'85% il progetto, erogando in più un credito di 30 milioni di dollari. Inoltre, la Turchia sarà tenuta ad assumere subappaltatori, acquistare materie prime ed attrezzature in Serbia. Di contro, il rimanente 15% del valore del progetto sarà finanziato dal bilancio serbo. Oltre alla cooperazione nel settore delle infrastrutture, gli altri accordi hanno riguardato la cooperazione tecnica, finanziaria, economica e nel campo della sicurezza sociale.

Una particolare attenzione per la Serbia dunque che si concretizza in una serie di accordi rilevanti che aprono la strada ad ulteriori future collaborazioni, presumibilmente sempre più strette.


Investire per stabilizzare

Nonostante la Serbia sia il suo più importante partner nella regione balcanica, la Turchia dialoga molto intensamente anche con Kosovo e Bosnia Herzegovina.

Le relazioni tra Turchia e Kosovo sono sempre state eccellenti, grazie ai comuni legami storici e culturali.  Questo è dimostrato anche dal fatto che la Turchia è stato tra i primi paesi a riconoscere il Kosovo. Già dal momento del riconoscimento, la Turchia ha inoltre assicurato il suo sostegno in questa sfida al riconoscimento internazionale, definendolo come un processo irreversibile. Da quel giorno ad oggi, gli scambi, le relazioni e gli accordi tra questi due soggetti non hanno fatto altro che intensificarsi. Per comprendere però  la visione olistica ed omnicomprensiva che i due stati vogliono dare alle loro relazioni bisogna riferirsi al “Strategy document on the cooperation between Republic of Turkey and Republic of Kosovo ”, del 13 gennaio 2009. È un documento quadro che definisce le linee guida su cui i due partner vogliono improntare le loro relazioni bilaterali. Il testo prevede in primo luogo che i rappresentanti dei due paesi si incontrino regolarmente, sia per scambi di vedute sia per prendere iniziative operative su questioni locali e di più ampio respiro. Il legami non si limitano però alla sola sfera teorico-politica. Grazie allo “Strategy document”, si sono infatti moltiplicati gli incontri e le discussioni per redigere nuovi accordi di cooperazione in svariati ambiti. Tra questi, particolare importanza ricoprono i progetti per cooperazioni commerciali, volti ad aumentare esponenzialmente  il volume degli scambi bilaterali. L'obbiettivo è quello di passare da un volume di scambi di 73,1 milioni dollari (2006) ad un volume pari ad un miliardo dollari. Ancor prima di firmare impegni precisi a questo scopo, la Turchia ha incrementato le sue esportazioni in Kosovo, passando da un valore di 71,4 milioni dollari (2006) ad uno di 95 milioni dollari (2007). Difatti, la Turchia è il terzo più grande fornitore del mercato kosovaro, dopo Serbia e Macedonia. Viene data molta importanza anche al settore della sanità e delle infrastrutture: non solo sviluppare e promuovere i finanziamenti, ma anche collaborare per lo scambio di know-how.

Così come per il Kosovo, la Turchia sta investendo molto in Bosnia Herzegovina.  La Turchia ha contribuito sostanzialmente alla ricostruzione della Bosnia, sostenendo attivamente l'attuazione degli accordi di Dayton, sia nei suoi aspetti civili che militari.

L'investimento in questi due casi però non è da considerarsi solo meramente economico. La Turchia si sta dunque muovendo puntando ad appropriarsi del ruolo di paciere regionale. Nel caso di questi due paesi, la Turchia ritiene le iniziative di investimento di essenziale importanza. Contribuire, anche con finanziamenti ed iniziative commerciali, al completamento delle strutture statali, è parte integrante del processo di stabilizzazione della regione.



Conclusioni

Dove passano i commerci non passano gli eserciti. La Turchia si è quindi attribuita il ruolo di pacificatore. Sta svolgendo il suo ruolo investendo notevolmente nella crescita economica della regione, impegnandosi anche sul piano della politica. Sostiene inoltre i processi di adesione alle organizzazioni internazionali, quali NATO ed Unione Europea, dei paesi balcanici. In questo modo la Turchia si sta anche creando degli stretti alleati. Difatti l'ingresso di questi paesi permetterebbe di abbassare il baricentro dell'Unione, con possibili ricadute positive per la Turchia. In primo luogo i paesi balcanici, una volta entrati a far parte dell'organizzazione, potrebbero dare un nuovo slancio al processo di adesione turca. Secondariamente, permetterebbe alla Turchia di non essere completamente esclusa dalle vicende europee. Le nuove politiche europee potrebbero infatti diventare più interessanti per la Turchia e questa, a sua volta, potrebbe spingere dall'esterno verso politiche a lei congeniali.





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L'articolo è stato originariamente pubblicato da Equilibri.net
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