Programma Relazioni Transatlantiche

Programma Relazioni Transatlantiche

PRESENTAZIONE


L’appartenenza turca alla NATO, così come le relazioni bilaterali con gli Stati Uniti, rappresentano un’angolazione privilegiata attraverso la quale poter analizzare l’evoluzione delle politiche estera e di sicurezza turche, nel periodo che segue la Seconda Guerra Mondiale. Se questi due livelli hanno seguito una strada parallela durante la seconda metà del ventesimo secolo, con l’inizio del ventunesimo sembra manifestarsi un apparente distacco. I vettori regionali della politica estera turca appaiono in crescente contrasto con le politiche statunitensi nell’area.

In questa prospettiva, il Programma Relazioni Transatlantiche dell’ICTS mira ad analizzare:

  • La partecipazione Turca alle missioni internazionali di peace-keeping;
  • Il ruolo di sicurezza e stabilizzazione della Turchia rispetto alle Repubblicche ex-sovietiche;
  • Contrasti e convergenze nei rapporti bilaterali tra Turchia e Stati Uniti;
  • Punti di compatibilità e di attrito tra il percorso di accesso della Turchia all’Ue e l’alleanza con gli Stati Uniti.



ATTIVITA' RECENTI


I commenti internazionali alla visita di Obama in Turchia
di Sebastiano Sali
Occasional Paper num.12/2009
Giugno
2009

La visita del neo Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Hussein Obama, in Turchia agli inizi dello scorso aprile, ha rappresentato uno dei momenti più delicati ed importanti del breve corso della nuova amministrazione. Molte infatti erano le aspettative nei confronti di tale viaggio, così come numerose le sue potenziali ricadute su delicate questioni regionali.
Intento dell'articolo è di raccogliere e dar conto dei commenti riportati alla fine del viaggio di Obama in Turchia dai principali centri di ricerca internazionali, per cercare di capire come essi abbiano interpretato le parole ed i gesti del presidente statunitense.

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La NATO e la sicurezza energetica
di Piero Soave
Working Paper num.02/2009
Maggio 2009

La sicurezza energetica è un concetto molto ampio, che include la disponibilità di materie prime, l’adeguatezza delle infrastrutture per il loro trasporto, l’accessibilità dei  prezzi, la geopolitica dei  rapporti  tra paesi  consumatori  e produttori, la sostenibilità ambientale e sociale delle forme di energia utilizzate.
La NATO non è che l’ultima organizzazione ad essersi interessata di sicurezza energetica, in particolare dal Summit di Riga del 2006. L’analisi evidenzia che i paesi membri sono stati molto cauti nell’affrontare il tema, consapevoli del suo potenziale di divisione e delle difficoltà pratiche degli interventi.
La discussione del possibile ruolo della NATO conduce alla conclusione che esso è limitato a settori ben precisi e deve inserirsi in un contesto di cooperazione con altre organizzazioni internazionali. Al di là di alcune azioni mirate, la NATO ha ben poche possibilità di intervenire sui reali problemi che minano la sicurezza energetica, in particolare nel lungo periodo.

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La visita di Obama in Turchia e il rilancio della partnership turco-statunitense
di Simone Comi
Occasional Paper num.06/2009
Aprile 2009

La visita di Barack Obama ad Istanbul ha rilanciato alcuni dei temi fondamentali nelle relazioni tra gli Stati Uniti e la Turchia. La questione irachena ed il ruolo di Ankara come mediatore nella risoluzione dei conflitti regionali sono i temi rispetto a cui è apparsa più chiaramente la volontà del neo eletto Presidente statunitense di rivedere le linee guida delle relazioni con Ankara. L’attuale amministrazione Democratica considera infatti la Turchia un attore fondamentale con cui doversi confrontare per le questioni riguardanti il Medio Oriente e i rapporti con i paesi islamici moderati. Le dichiarazioni di Barack Obama rispetto alla possibile adesione della Turchia all’Unione Europea sarebbero da leggersi come segnale tangibile della volontà della Casa Bianca di rivalutare i rapporti con Ankara affinché questa possa favorire un riavvicinamento tra gli Stati Uniti ed il mondo islamico. Alle tensioni crescenti che hanno caratterizzato gli ultimi anni della presidenza di George W. Bush potrebbe quindi seguire un periodo di intense relazioni tra l’attuale amministrazione democratica ed il riconfermato premier Recep Tayyip Erdogan.

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La nuova amministrazione statunitense e la Turchia
di Matteo Monti
Occasional Paper num.02/2009
Febbraio 2009

Il presidente statunitense Barack Obama ha deciso di rispettare le tradizioni,scegliendo di inaugurare la sua presidenza con una lunga serie di telefonate in giro per il mondo. Pertanto, nelle scorse settimane i capi di stato dei principali paesi alleati degli USA, sono stati raggiunti telefonicamente dal loro omologo americano.
Non fa eccezione la Turchia:  il presidente Abdullah Gul e il primo ministro Recep Tayyip Erdogan,  si sono intrattenuti telefonicamente con il leader della casa Bianca lo scorso lunedì. Indubbiamente, gli argomenti di conversazione non sono mancati: il processo di pace in Palestina, l'ingresso della Turchia nell'Unione Europea, il futuro dell'Iraq, il nucleare iraniano.
Questi sono solo alcuni dei tavoli sui quali gli interessi degli Stati Uniti e della Turchia si intrecciano; sembra quindi importante cercare di approfondire gli scenari di questo grande gioco del do ut des medio orientale, focalizzando l’attenzione sui recenti sviluppi e sulle aspettative che i due paesi nutrono l'uno nei confronti dell'altro.

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Il deterioramento dei rapporti turco-statunitensi
durante l’amministrazione Bush nelle mani di Obama  
di Elisa Morici
Working Paper num.01/2009
Gennaio 2009

Durante la presidenza di George W. Bush i rapporti tra Stati Uniti e Turchia hanno subito un sostanziale peggioramento rispetto a quanto aveva costruito Bill Clinton durante il suo duplice mandato. Alla fiducia e alla cooperazione, sono subentrati il disaccordo e la diffidenza, emersi gradualmente a proposito di questioni cruciali, tuttora al centro del dibattito: dalla guerra e dopoguerra in Iraq, all’accesso al mar Nero, dall’avvicinamento diplomatico della Turchia all’Iran e alla Siria, al sostegno garantito dagli Stati Uniti all’autonomia curda nel nord dell’Iraq, all’atteggiamento verso il governo turco stesso. La superficialità con la quale le politiche regionali turche sono state valutate dall’amministrazione uscente non hanno difatti permesso di cogliere quanto resti ancora in comune tra Stati Uniti e Turchia su alcuni di questi nodi e quanto sia conveniente per entrambi reimpostare i rapporti sulla collaborazione. Sfida che toccherà a Barack Obama, con la clausola che la sua squadra di governo riesca laddove quella di Bush ha fallito: ossia la ponderazione tra interessi statunitensi e interessi degli alleati nelle politiche regionali.

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Il ruolo della Turchia nel Caucaso
di Roberto Spagnoli
Intervista a Carlo Frappi, direttore ICTS
per Radio Radicale


Il conflitto in Ossezia meridionale ha riportato al centro dell’attenzione internazionale il vuoto di sicurezza che ancora caratterizza il Caucaso meridionale - questione che trascende i confini regionali per coinvolgere i più importanti attori della comunità internazionale e le più rilevanti problematiche che ne caratterizzano le relazioni.
Su questo  sfondo, la crisi russo-georgiana ha rappresentato una concreta minaccia agli interessi regionali di Ankara e, al contempo, una sfida diplomatica al difficile tentativo di bilanciamento della proiezione regionale della Turchia con i tradizionali vettori euro-atlantici della sua politica estera. La proposta di una Piattaforma di Stabilità e Cooperazione nel Caucaso che comprenda, oltre alle tre repubbliche della regione, anche Turchia e Russia, rappresenta la principale risposta di Ankara al conflitto russo-georgiano, nel quadro di una più ampia iniziativa diplomatica che comprende il tentativo di normalizzazione dei rapporti con l’Armenia ed il sostegno al rilancio dei negoziati azero-armeni per il Nagorno-Karabakh.
Il ruolo regionale della Turchia è oggetto dell’intervista rilasciata da Carlo Frappi, direttore di ICTS, a Roberto Spagnoli per Radio Radicale.

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Il nuovo ruolo regionale della Turchia potrebbe attrarre nuovamente UE e USA
di Stefano Perna
Occasional Paper num.07/2008
Novembre 2008

L'iter che dovrebbe consentire alla Turchia di ottenere la membership europea sta attraversando una fase di empasse e molti temono che l'istituzione dell'Unione Mediterranea sia stata un ulteriore escamotage voluto dal Presidente Sarkozy per allontanare Ankara da Bruxelles. Inoltre negli ultimi anni gli interessi della Turchia e del suo alleato statunitense non sembrano coincidere come un tempo, quando cioè la penisola anatolica svolgeva il ruolo di avamposto occidentale nel Mediterraneo orientale. In questo contesto la Turchia si sta sforzando di assumere un atteggiamento autonomo nella regione e di stringere nuove relazioni con Paesi quali la Russia, l'Iran e la Siria. Se il processo di integrazione europeo dovesse definitivamente arenarsi e Ankara dovesse allontanarsi ulteriormente dagli USA, potrebbero scaturire delle dinamiche geopolitiche che già da ora destano non poche preoccupazioni nelle cancellerie occidentali.

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La Turchia nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU: Che ruolo può giocare?
di Kemal Kaya
Occasional Paper num.06/2008
Novembre 2008

L’elezione della Turchia al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite rappresenta un successo per la diplomazia turca. Il fatto che più di centocinquanta paesi abbiamo dato  il loro voto alla Turchia è testimonianza che la politica estera maggiormente diversificata e multidimensionale perseguita dal Partito per la Giustizia e lo Sviluppo, l’AKP, sta sortendo effetti positivi. Tuttavia il successo turco alle Nazioni Unite preannuncia uno sviluppo che potrebbe portare la Turchia ad una politica estera meno orientata verso l’occidente.
L’editoriale di Kaya, già pubblicato dall’East West Studies di Ankara, analizza l’elezione della Turchia al Consiglio di Sicurezza in relazione tanto ai nuovi orientamenti della politica estera turca, quanto alle dinamiche interne al Paese, che mostrano una progressiva polarizzazione tra le frange islamico-conservatrici e quelle secolariste e nazionaliste.

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Le nuove direttrici della politica estera turca:
Un radicale cambiamento rispetto alla westpolitik di Ankara?

di Matteo Fumagalli
Working Paper num.03/2008
Ottobre 2008

Il saggio valuta l’esperienza dell’ AKP al governo, focalizzandosi sulla linea di condotta tenuta in politica estera. In particolare si domanda se la politica estera turca durante il periodo 2002-2008 si sia distanziata da quella tradizionalmente portata avanti durante il periodo kemalista. Esamina poi le nuove iniziative di politica estera (con Russia, Iran e Siria), chiedendosi se queste rappresentino un tentativo di svolta radicale nel suo orientamento, tradizionalmente verso occidente.

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L'imperativo del mantenimento del Trattato di Montreux
di Elisa Morici
Occasional Paper num.05/2008
Settembre 2008

La “questione degli Stretti” è tra le più controverse e dibattute della storia delle relazioni internazionali. Ad essa ha provato a rispondere il trattato di Montreux, che, pur garantendo la libertà dei mari per le imbarcazioni mercantili, ha applicato la “teoria degli stati rivieraschi” per le navi militari. Si tratta di una regolamentazione degli anni Trenta, superata dalla tecnologia militare e, per certi aspetti, dalla storia stessa delle relazioni internazionali, ma ancora fondamentale per la sicurezza della Turchia e la stabilità della regione caucasica e mediorientale.

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