Programma Medio Oriente
PRESENTAZIONE
L’attivismo in politica estera nei confronti del Medio
Oriente,
rappresenta uno dei maggiori sviluppi delle politiche regionali della
Turchia dopo la Guerra Fredda. Il miglioramento dei rapporti bilaterali
con i paesi confinanti a sud, così come con le
organizzazioni
regionali, testimonia un nuovo e bilanciato corso di politica estera
che apre un’importante finestra di opportunità
politiche
ed economiche per Ankara. Nel contesto delle crescenti crisi ed
instabilità mediorientali, la Turchia oggi può
giocare un
ruolo stabilizzante, ponendosi sia come modello di sviluppo, sia come
mediatore nelle crisi regionali. Il coinvolgimento diplomatico in Medio
Oriente diventa, dunque, un banco di prova per le nuove direzioni della
politica estera, ma anche per le relazioni con l’Unione
Europea e
gli Stati Uniti.
Il Programma Medio Oriente dell’ICTS mira in questo modo
all’analisi approfondita delle seguenti questioni:
- Le
conseguenze della crisi in Iraq sulla politica estera turca;
- Il ruolo
di mediazione della Turchia nelle crisi regionali;
- La
posizione turca circa la questione palestinese e i rapporti bilaterali
con Israele;
- Il
miglioramento delle
relazioni bilaterali con la Siria e l’Iran e la
più
generale coerenza della politica regionale con i tradizionali vettori
della politica estera turca;
- Le
relazioni della Turchia
con il Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC) e con
l’Organizzazione della Conferenza Islamica (OIC).
ATTIVITA' RECENTI
L’acqua come strumento
della politica turca:
analisi geopolitica del Guneydogu Anadolu Projesi (GAP)
di Luca Bellusci
Working Paper num.07/2009
Settembre 2009
Esattamente come l’economia di sussistenza,
anche l’isolamento politico fa parte del passato. Dopo la
guerra
fredda, e la relativa ibernazione delle relazioni turche con i vicini
mediorientali, Ankara si è accorta delle potenziali risorse
che
potrebbe mettere in campo per conquistare un ruolo da protagonista
nella regione medio orientale e non solo. La politica di aggiustamento
strutturale che la Turchia sta adottando in questi ultimi anni
è
tesa, da un lato, a creare le condizioni necessarie per poter competere
con gli altri attori regionali e, dall’altro, a realizzare
gli
obiettivi del programma economico di pre-adesione all’Unione
Europea, presentato nell’aprile scorso. Tra i vari progetti,
quello per lo sviluppo dell’Anatolia Sud Orientale (GAP)
è
sicuramente il più ambizioso e non solo in termini di cifre
investite, ma anche per le ripercussioni geopolitiche che ne potrebbero
scaturire.
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Turchia - Israele: un matrimonio
d’interesse per un equilibrio politico regionale
di Francesco Saverio Ojetti
Occasional Paper num.18/2009
Settembre 2009
L'Alto
rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell'Ue Javier
Solana, mentre si apprestava lo scorso 15 settembre, ad aprire i lavori
della seconda giornata del Consiglio Affari generali e relazioni
esterne a Bruxelles, con i ministri degli Esteri dei ventisette,
annunciava la prossima riunione tra l'Iran ed i cinque membri
permanenti del Consiglio di sicurezza dell'Onu, più la
Germania,
indicando senza mezzi termini la Turchia come possibile sede
dell’incontro. Il nodo del nucleare come bandolo della
matassa
mediorientale, sarà con molta probabilità al
centro
dell’agenda dei lavori, mentre la scelta della Turchia come
sede
dell’incontro, potrebbe essere invece l’occasione
giusta
per consolidare il ruolo strategico e centrale di Ankara nelle
politiche mediorientali all’indomani
dell’investitura
ufficiale del Paese ad autorevole mediatore politico nella crisi
israelo-palestinese, con la Siria e gli altri paesi arabi moderati.
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Turchia e minoranza curda: alla
vigilia di una svolta epocale?
di Matteo Monti
Occasional Paper num.17/2009
Settembre 2009
Il
15 agosto scorso riccorreva il venticinquesimo anniversario
dall’inizio delle ostilità tra il Partito
Curdo dei
Lavoratori (PKK) e la Repubblica Turca. Il bilancio di un quarto di
secoli di attentati e repressione sarebbe di quasi 40 mila morti. La
situazione sembra
tuttavia essere arrivata in prossimità di uno storico punto
di svolta, dato il parziale ammorbidimento nelle rispettive posizioni
dei due rivali.
Notevoli
sarebbero le implicazioni di un miglioramento dei rapporti tra
lo Stato turco e la minoranza curda, tanto sul piano interno quanto su
quello regionale ed internazionale.
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Le radici della ridefinizione della politica mediorientale della
Turchia:
le politiche di Özal ed Erbakan e il nodo iracheno (1991-1997)
di
Silvia Pagliacci
Giugno 2009
Il maggior
coinvolgimento negli affari mediorientali ha
rappresentato il principale cambiamento nelle direttrici della politica
estera turca nella fase successiva alla fine del sistema bipolare.
Significativa correzione delle direttrici di politica estera kemalista
ed in parziale dissonanza con le politiche regionali dei propri
tradizionali alleati euro-atlantici, la revisione della politica
mediorientale turca affonda le proprie radici nelle presidenze di
Turgut Özal e Necmettin Erbakan. Il presente saggio esamina in
dettaglio l'evoluzione della politica turca rispetto al nodo iracheno,
angolatura d'analisi privilegiata per la comprensione della
più
ampia ridefinizione della politica di Ankara verso l'area
mediorientale.
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Il cambio al Ministero degli Affari Esteri:
le possibili ripercussioni sulla politica estera
di
Stefano Torelli
Working Paper num.03/2009
Maggio 2009
A seguito della
tornata elettorale amministrativa dello
scorso 29 marzo, il Primo Ministro Recep Tayyip Erdoğan ha preso la
decisione di operare dei cambiamenti all’interno della
propria
squadra di governo.
La questione
della guerriglia di matrice curda e la necessità di
garantire un maggior livello di sicurezza ai propri confini sono due
dei motivi principali del rimpasto. Tra i Ministri sollevati dal loro
incarico, a sorpresa è risultato anche il titolare degli
Esteri
Ali Babacan, a favore di Ahmet Davutoğlu, da sempre consigliere
personale di Erdoğan per la politica estera. Con questa mossa Ankara
potrebbe svolgere un ruolo maggiormente attivo nella regione del Medio
Oriente allargato.
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Il ruolo ambivalente della Turchia come ponte tra l’occidente
ed il mondo musulmano
di
Kemal Kaya e Halil M. Karaveli
Occasional
Paper num.04/2009
Marzo
2009
Secondo
una concezione tradizionale in Europa e negli Stati Uniti, la Turchia
rappresenta “un ponte” tra il mondo musulmano e
l’Occidente ed è stato un affidabile alleato
occidentale
per mezzo secolo. Tuttavia, da un punto di vista occidentale, recenti
sviluppi hanno destato preoccupazioni riguardo alle direzione
presa dal Paese. Resta da verificare se l’amministrazione del
Presidente Barack Obama sarà in grado di rinnovare
l’alleanza turco-statunitense, incrinatasi dal 2003, o se
piuttosto gli sviluppi in Turchia porteranno ad una situazione
radicalmente nuova.
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Il ruolo della Turchia in Medio Oriente
di Roberto
Spagnoli
Intervista a Carlo Frappi,
direttore ICTS, per
Radio Radicale
Gennaio 2009
Le
dure dichiarazioni del premier turco Erdogan contro Israele per
l'intervento militare a Gaza sono legate all'attuale situazione
internazionale e alle contingenze della politica interna turca (le
elezioni locali del 29 marzo saranno un test cruciale per l'attuale
governo in calo di consensi). In realtà le relazioni con Tel
Aviv
restano solide. Molto più interessante è il ruolo
di mediazione che
Ankara può svolgere in tutta l'area potendo parlare con
tutte le parti
in causa ed essendo un interlocutore credibile per Israele, come per
Hamas, come per i Paesi arabi (moderati e no), gli Usa e l'Europa.
Il ruolo
regionale della Turchia è oggetto dell’intervista
rilasciata da Carlo
Frappi, direttore di ICTS, a Roberto Spagnoli per Radio Radicale.
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l'intervista
La
questione curda costringe Erdogan a spostarsi verso la destra
di
Kemal Kaya
Occasional
Paper num.08/2008
Dicembre
2008
Di fronte
al sempre
più insolvibile problema del terrorismo del PKK, unito alle
crescenti tensioni all’interno della società tra
cittadini
di etnia turca e quelli di origine curda, l’AKP sembra
essersi
spostato verso la destra. La retorica di Erdogan è diventata
sempre più nazionalistica, allineandosi maggiormente alle
posizioni dei militari su questioni riguardanti il PKK, la questione
curda in generale, e l’Iraq. Ciò ha portato ad un
certo
discontento tra le forze curde all’interno dell’AKP
che
hanno rappresentato una importante base di supporto per il Partito. La
scissione è stata più chiaramente visibile nelle
dimissioni del vicepresidente dell’AKP e politico di spicco
di
origine curda, Dengir Firat. Questo probabilmente avrà
importanti implicazioni per le speranze elettorali dell'AKP nelle
prossime elezioni locali, non ultime quelle nel sud-est.
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La
Turchia e il Medio Oriente dopo la Guerra Fredda:
dall’isolazionismo al coinvolgimento
di
Stefano Torelli
Working
Paper num.04/2008
Novembre
2008
Dalla
fine della Guerra
Fredda e del sistema bipolare, il ruolo di Ankara ha progressivamente
preso un’altra forma rispetto ai decenni precedenti. La
politica
estera di Ataturk, basata sul principio della non ingerenza negli
affari dei vicini mediorientali –conseguenza di una
modernizzazione ed un secolarismo di ispirazione occidentale- sta
lasciando spazio ad un rinnovato interesse nei confronti dei vicini
sud-orientali. Dopo la ridefinizione dei propri interessi nei primi
anni ’90, Ankara ha migliorato le relazioni con tutti i Paesi
confinanti, avendo individuato punti di convergenza e di comune
interesse strategico ed economico. Sebbene l’alleanza con gli
Stati Uniti e l’adesione alla NATO non siano in discussione,
questo processo è stato accompagnato, specialmente negli
ultimi
anni, da un progressivo raffreddamento dei rapporti con Washington e
l’Unione Europea.
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Le
nuove direttrici della politica estera turca:
Un
radicale cambiamento rispetto alla westpolitik di Ankara?
di
Matteo Fumagalli
Working
Paper num.03/2008
Ottobre
2008
Il saggio
valuta
l’esperienza dell’ AKP al governo, focalizzandosi
sulla
linea di condotta tenuta in politica estera. In particolare si domanda
se la politica estera turca durante il periodo 2002-2008 si sia
distanziata da quella tradizionalmente portata avanti durante il
periodo kemalista. Esamina poi le nuove iniziative di politica estera
(con Russia, Iran e Siria), chiedendosi se queste rappresentino un
tentativo di svolta radicale nel suo orientamento, tradizionalmente
verso occidente.
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Il
ritrovato interesse della Turchia per il Medio Oriente
di
Stefano Torelli
Occasional
Paper num.03/2008
Giugno
2008
Nelle
ultime settimane si
sono susseguiti gli annunci di una ripresa dei colloqui di pace tra
Israele e Siria, grazie alla mediazione del governo di Ankara. Il
coinvolgimento diretto e ufficiale della Turchia in una questione tanto
cruciale per gli equilibri mediorientali, rappresenta solo la punta
dell’iceberg di un processo di riavvicinamento iniziato con
la
fine della Guerra Fredda. Il Paese ha deciso di giocare un ruolo di
primo piano e attivo nella stabilizzazione regionale, per poter
garantire un futuro privo di ostacoli alle proprie ambizioni,
sfruttando anche le potenzialità economiche offerte da uno
scenario di pace in Medio Oriente.
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La
politica estera turca ed il nodo iracheno
di
Carlo Frappi
Intervista
a S.E. Uğur Ziyal, Ambasciatore della Repubblica di Turchia in Italia
Maggio
2007
La
Turchia attraversa oggi
uno dei più delicati momenti di transizione della propria
storia
repubblicana. Il vivace dibattito politico e l’ampia
partecipazione popolare mostrano un paese in fermento, attento alle
direttrici che la Turchia va perseguendo sul piano interno ed
internazionale.
La
crescente
instabilità irachena, legata a doppio filo
all’intensificarsi delle attività terroristiche
del Pkk,
rappresenta su questo sfondo una delle principali sfide che la politica
estera di Ankara si trova a fronteggiare. Una sfida tanto
più
significativa in ragione dei riflessi diretti che essa ha tanto sulla
politica di sicurezza, quanto sui rapporti con i tradizionali alleati
occidentali e partner regionali del Paese.
Carlo
Frappi ne ha parlato con S.E. Uğur Ziyal, Ambasciatore della Repubblica
di Turchia in Italia.
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