Programma Mar Nero Allargato
PRESENTAZIONE
La regione del Mar Nero, area tradizionalmente centrale per lo sviluppo
delle relazioni internazionali, ha visto la propria rilevanza
geopolitica approfondirsi con la fine della Guerra Fredda.
L’allargamento ad est dell’Ue e della NATO,
così
come la crescente importanza della sicurezza energetica europea e delle
rotte di transito degli idrocarburi, rende la regione del Mar Nero un
hub strategico per la sicurezza Europea ed un’area chiave per
le
relazioni tra la Russia e l’Occidente.
Tali fattori politico-strategici, diplomatici ed economici, richiamano
l’attenzione ad un nuovo approccio analitico alla regione:
l’area del Mar Nero, al giorno d’oggi, racchiude
non solo
gli stati che sul bacino si affacciano (Russia, Georgia, Turchia,
Bulgaria, Romania ed Ucraina), ma anche quegli stati che collegano
l’area con le risorse energetiche del Caspio e con il Mar
Mediterraneo. In questo modo, anche paesi come Azerbaijan, Armenia,
Grecia, Serbia, Macedonia e Moldova entrano a far parte delle dinamiche
di un’area che può definirsi del “Mar
Nero
Allargato”. Un dinamico sistema geopolitico strettamente
legato,
inoltre, ad Ian, Kazakhstan e Turkmenistan.
Questo contesto pone le basi per l’esame approfondito, da
parte
del Programma Mar Nero Allargato dell’ICTS, delle seguenti
questioni:
- Il
tentativo della Turchia di entrare nell’Ue e
l’impatto sulla politica estera di Ankara;
- I
conflitti congelati in Transnistria, Abkhazia, Ossezia del Sud e
Nagorno-Karabakh;
- Le
implicazioni della questione kosovara;
- Le
strategie di competizione energetica;
- La
rivalità tra Russia ed Occidente circa la Georgia, la
Moldova e l’Ucraina;
- Il
traffico di droghe ed esseri umani;
- Il
pericolo degli stati falliti e le sue implicazioni sulle strategie
delle reti terroristiche.
ATTIVITA' RECENTI
Cresce la dimensione orientale
della politica estera turca
di Kemal M. Kaya
Working Paper num.19/2009
Ottobre 2009
Nonostante
le incertezze e le complicazioni rimangano, gli accordi firmati tra
Turchia ed Armenia indicano il potenziale per l’aumento delle
possibilità turche di accesso al Caucaso ed
all’Asia
Centrale. Inoltre, gli accordi di cooperazione che sono stati
recentemente ratificati tra gli stati turcofoni sono potenzialmente
destinati a generare ripercussioni di vasta portata a livello
culturale, economico e politico. Ma in queste, un ruolo di primo piano
è sempre più ricoperto da Kazakistan ed
Azerbaigian e non
dalla Turchia.
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The Euro-Atlantic strategy for
the Black Sea Area
di
Paul Duta e Cristian Agaficioaia
Working paper num.06/2009
Agosto 2009
The Black Sea
region is a distinct geographical area
rich in natural resources and strategically positioned at the junction
of Europe, Central Asia and the Middle East. The region faces a range
of opportunities and challenges. It is an expanding market with great
potential for development and represents an important junction for
energy and transport routes. Nevertheless, is also a region with frozen
unresolved conflicts, with many environmental problems, and inadequate
border checks which encourages illegal migration and organized crime.
The aim of the article is to provide an appraisal of the interplay of
national interests in the region and to explore strategic options for
the developing of a Euro-Atlantic strategy for the Black Sea Area.
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La ripresa dei negoziati per la
risoluzione del conflitto in Nagorno-Karabakh
di Andrea Putaturo
Occasional Paper num.14/2009
Luglio 2009
Nel corso degli
ultimi mesi
Armenia e Azerbaijan hanno intensificato i contatti per la ricerca di
una soluzione condivisa del conflitto in Nagorno-Karabakh, l'enclave
contesa tra i due paesi e sotto occupazione armena da quasi vent'anni.
Tra novembre e giugno il presidente armeno Serzh Sarkisian e la
controparte azera Ilham Aliyev si sono incontrati personalmente in
quattro occasioni. Per quanto si tratti di un significativo passo
avanti rispetto ai rari e inconcludenti faccia a faccia registrati
negli ultimi anni, è ancora difficile indicare se la svolta
sia in
effetti a portata di mano. Il conflitto in Nagorno-Karabakh non
è
solamente una disputa territoriale tra Armenia e Azerbaijan, ma un
elemento del più ampio gioco in atto tra le grandi potenze
per
ridisegnare gli equilibri nello scacchiere regionale.
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Unione Europea: la sfida Nabucco-South Stream tra realtà e
ideologia
di Nicolò Sartori
Occasional Paper num.13/2009
Luglio 2009
Come
recentemente confermato dal commissario europeo all'energia Andris
Piebalgs, il 13 luglio ad Ankara verrà firmato l'accordo
intergovernativo tra la Turchia ed i paesi europei partner nel progetto
per il gasdotto Nabucco. La firma dell'accordo, che non sarà
sottoscritto dalla Commissione europea presente al summit turco
soltanto in qualità di osservatore, potrebbe rappresentare
uno
spartiacque fondamentale per il futuro del gasdotto. Infatti, se la
cerimonia di Ankara dovesse dare vita ad un'intesa al ribasso, il
destino di Nabucco (e delle velleità di diversificazione
europea) potrebbe considerarsi quasi definitivamente segnato. Nel caso
in cui, invece, durante il meeting turco le parti dovessero raggiungere
forti sinergie, si tratterebbe di un passo fondamentale in un percorso
che resta tuttavia impervio e carico di incognite.
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La Russia di Putin e l'Occidente
di Jacopo Marazia per Equilibri
Intervista a Andrea Riscassi, RAI
Giugno 2009
Sotto la guida di
Vladimir Putin, la Russia
ha riguadagnato una posizione di primo piano nel panorama delle
relazioni internazionali. Su questo sfondo, il conflitto
russo-georgiano in Ossezia meridionale, la questione dello scudo
missilistico e l'accesa competizione energetica nello spazio
eurasiatico rappresentano le più evidenti manifestazioni del
multidimensionale e difficile rapporto tra Mosca e l'Occidente. La
complessa situazione geopolitica della Russia odierna è
oggetto
della video-intervista ad Andrea Riscassi, inviato della RAI in Europa
orientale e Russia.
Guarda
la video intervista
Azerbaijan: il complicato gioco
delle contrattazioni sul gas naturale
di Chiara Caccinelli
Occasional
Paper num.09/2009
Maggio 2009
A
fine aprile si è tenuta una conferenza a Baku, capitale
dell'Azerbaijan, in cui il presidente dello stato caucasico Ilhalm
Aliyev ha confermato il suo interesse per la scelta dell'Europa come
principale destinazione nell'esportazione di gas naturale proprio e,
potenzialmente, anche di quello turkmeno che dovrebbe arrivare nel
continente europeo proprio tramite lo stato azero. Nonostante la
situazione possa apparire rassicurante, l'impegno azero non si
può dare
per scontato. Nella rete di contrattazioni si trovano infatti
l'Azerbaijan che chiede una risposta celere e attiva da parte
dell'Unione Europea, la Russia che lusinga lo stato caucasico con
accordi immediati ed attraenti e da ultimo la Turchia che in accordo
con la Russia sfrutta la sua posizione strategica a danno degli europei
usando tattiche di temporeggiamento che scoraggiano gli investitori e
promuovono un diffuso scetticismo.
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La normalizzazione dei rapporti
tra Turchia e Armenia:
nuove opportunità e vecchi ostacoli
di Roberto Spagnoli
Intervista a Carlo Frappi,
direttore ICTS per Radio Radicale
Aprile 2009
La
mancanza di relazioni diplomatiche tra Turchia e Armenia rappresenta
uno dei principali nodi irrisolti per la stabilizzazione di lungo
periodo della regione caucasica e, contemporaneamente,
un’evidente lacuna nella politica di "azzeramento dei
problemi"
con i propri interlocutori regionali propugnata dal Partito per la
Giustizia e lo Sviluppo.
Ankara ed
Erevan non sono
mai state, come oggi, vicine alla normalizzazione delle proprie
relazioni bilaterali. Tale percorso è tuttavia ancora
otacolato
da un corto circuito di problematiche interne ed internazionali che
vanno dalla campagna internazionale armena per il riconoscimento del
genocidio successivo al 1915, sino al nodo del Nagorno-Karabakh ed alla
tradizionale alleanza tra la Turchia e l'Azerbaigian.
La
problematica è
oggetto dell’intervista rilasciata da Carlo Frappi, direttore
di
ICTS, a Roberto Spagnoli per Radio Radicale.
Ascolta l'intervista
Ucraina e Russia: le ragioni della guerra del gas
di Jacopo
Marazia per Equilibri
Intervista a Federico Bordonaro,
responsabile del Programma Mar Nero Allargato di ICTS per Equilibri
Gennaio
2009
La
recente riedizione della crisi del gas tra Russia ed Ucraina riporta al
centro dell’attalità internazionale
–come già nell’inverno 2006–
la
notevole vulnerabilità del sistema di approvvigionamento
energetico
dell’Unione europea. La crescente dipendenza
dell’Ue da fonti esterne,
mostra nuovamente il rischio di tramutarsi in vulnerabilità
politica, a
partire dalla eccessiva dipendenza da un unico fornitore –la
Russia–
per una fonte di energia vitale, quale il gas.
La crisi energetica
tra Mosca e Kiev dimostra dunque, una volta di più, la
necessità per
l’Unione di propugnare e sostenere politicamente la
costruzione di
rotte energetiche alternative a quelle russo-centriche. La
necessità,
cioè, di coerente formulazione di una strategia di sicuezza
energetica
che abbia nella Turchia il naturale punto di collegamento tra le
regioni mediorientali e caspiche di produzione energetica ed i mercati
europei.
La crisi russo-ucraina è oggetto della video intervista
rilasciata da Federico Bordonaro, responsabile del Programma sul Mar
Nero Allargato di ICTS, a Jacopo Marazia per Equilibri.
Guarda
la video intervista
Il ruolo della Turchia nel Caucaso
di Roberto Spagnoli
Intervista a Carlo Frappi,
direttore ICTS per Radio Radicale
Dicembre 2008
Il
conflitto in Ossezia meridionale ha riportato al centro
dell’attenzione
internazionale il vuoto di sicurezza che ancora caratterizza il Caucaso
meridionale - questione che trascende i confini regionali per
coinvolgere i più importanti attori della
comunità internazionale e le
più rilevanti problematiche che ne caratterizzano le
relazioni.
Su
questo sfondo, la crisi russo-georgiana ha rappresentato una
concreta
minaccia agli interessi regionali di Ankara e, al contempo, una sfida
diplomatica al difficile tentativo di bilanciamento della proiezione
regionale della Turchia con i tradizionali vettori euro-atlantici della
sua politica estera.
La proposta di una Piattaforma di Stabilità e Cooperazione
nel Caucaso
che comprenda, oltre alle tre repubbliche della regione, anche Turchia
e Russia, rappresenta la principale risposta di Ankara al conflitto
russo-georgiano, nel quadro di una più ampia iniziativa
diplomatica che
comprende il tentativo di normalizzazione dei rapporti con
l’Armenia ed
il sostegno al rilancio dei negoziati azero-armeni per il
Nagorno-Karabakh.
Il
ruolo regionale della Turchia è oggetto
dell’intervista rilasciata da
Carlo Frappi, direttore di ICTS, a Roberto Spagnoli per Radio Radicale.
Ascolta
l'intervista
Il nuovo ruolo regionale della Turchia potrebbe attrarre nuovamente UE
e USA
di
Stefano Perna
Occasional
Paper num.07/2008
Novembre
2008
L'iter
che dovrebbe consentire alla Turchia di ottenere la membership europea
sta attraversando una fase di empasse e molti temono che l'istituzione
dell'Unione Mediterranea sia stata un ulteriore escamotage voluto dal
Presidente Sarkozy per allontanare Ankara da Bruxelles. Inoltre negli
ultimi anni gli interessi della Turchia e del suo alleato statunitense
non sembrano coincidere come un tempo, quando cioè la
penisola
anatolica svolgeva il ruolo di avamposto occidentale nel Mediterraneo
orientale. In questo contesto la Turchia si sta sforzando di assumere
un atteggiamento autonomo nella regione e di stringere nuove relazioni
con Paesi quali la Russia, l'Iran e la Siria. Se il processo di
integrazione europeo dovesse definitivamente arenarsi e Ankara dovesse
allontanarsi ulteriormente dagli USA, potrebbero scaturire delle
dinamiche geopolitiche che già da ora destano non poche
preoccupazioni
nelle cancellerie occidentali.
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Il
contributo turco alla realizzazione della politica energetica esterna
dell’Unione Europea,
in
riferimento agli attuali e ai possibili progetti di trasporto
di
Sina Kisacik
Working
Paper num.05/2008
Novembre
2008
L’Unione
Europea è la più grande e importante
organizzazione economica, in
quanto rappresenta gli interessi di 450 milioni di persone.
L’UE attua
politiche comuni tra i paesi membri nei settori
dell’agricoltura, del
commercio e della politica estera di sicurezza. Al momento, la
priorità
nelle politiche di integrazione europee è rappresentata dal
settore
energetico. La dipendenza energetica da fonti esterne, quali petrolio e
gas naturale, è aumentata notevolmente raggiungendo il 50%
del
fabbisogno totale; le aspettative future prevedono una dipendenza del
70%. Per diminuire queste percentuali, l’UE mira a
predisporre una
efficace politica comune nel settore energetico.
L'analisi
esamina il contributo turco all’effettiva realizzazione della
politica
energetica esterna dell’Unione Europea, con riferimento agli
attuali ed
ai potenziali progetti di trasporto energetico.
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Le
nuove direttrici della politica estera turca:
Un radicale cambiamento rispetto alla westpolitik di Ankara?
di
Matteo Fumagalli
Working
Paper num.03/2008
Ottobre
2008
Il
saggio valuta l’esperienza dell’ AKP al governo,
focalizzandosi sulla
linea di condotta tenuta in politica estera. In particolare si domanda
se la politica estera turca durante il periodo 2002-2008 si sia
distanziata da quella tradizionalmente portata avanti durante il
periodo kemalista. Esamina poi le nuove iniziative di politica estera
(con Russia, Iran e Siria), chiedendosi se queste rappresentino un
tentativo di svolta radicale nel suo orientamento, tradizionalmente
verso occidente.
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Dinamiche
Strategiche nell'Area del Mar Nero Allargato
di Federico Bordonaro
Working
Paper num.03/2008
Ottobre
2008
La
regione "allargata" del Mar Nero (Wider Black Sea Region) è
un'area-perno situata fra Europa centro-orientale, Russia, Asia
Centrale e Medio Oriente. Essa è al centro di un complesso
gioco
politico-diplomatico, strategico ed economico in cui l'equilibrio di
potenza fra Russia e Occidente (asse euro-atlantico) e la competizione
per le risorse strategiche sono aspetti dinamici ad alto potenziale
conflittuale. Tale contesto non può però essere
compreso
secondo una logica di blocchi contrapposti. Attori come la Turchia, ma
anche come le repubbliche ex sovietiche dell'Azerbaigian, del
Kazakistan e del Turkmenistan hanno optato per una politica estera tesa
a massimizzare i propri interessi guardando con favore a partenariati
strategici sia con l'asse euro-atlantico, sia con la Russia, ma anche
– sempre più frequentemente – con la
Cina.
Presto
disponibile on-line.
L'imperativo
del mantenimento del Trattato di Montreux
di
Elisa Morici
Occasional Paper num.05/2008
Settembre 2008
La
“questione degli Stretti” è tra le
più controverse e dibattute della
storia delle relazioni internazionali. Ad essa ha provato a rispondere
il trattato di Montreux, che, pur garantendo la libertà dei
mari per le
imbarcazioni mercantili, ha applicato la “teoria degli stati
rivieraschi” per le navi militari. Si tratta di una
regolamentazione
degli anni Trenta, superata dalla tecnologia militare e, per certi
aspetti, dalla storia stessa delle relazioni internazionali, ma ancora
fondamentale per la sicurezza della Turchia e la stabilità
della
regione caucasica e mediorientale.
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La
politica della Turchia verso l'Asia Centrale
di Kemal
Kaya
Working
Paper num.01/2007
Dicembre
2007
Il saggio analizza uno
dei vettori
fondamentali della politica estera della Turchia nella fase successiva
alla fine del sistema bipolare. Particolare attenzione è
posta
da Kemal Kaya - cofondatore e direttore del centro di ricerca East West
Studies di Ankara - sugli scambi economici e commerciali tra
la
Turchia e l'area centroasiatica.
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Turchia e Sicurezza Energetica: La Turchia come Paese di Transito
dell’Energia
di
Gareth M. Winrow
Occasional
Paper num.01/2007
Novembre
2007
Il
saggio esamina sinteticamente il ruolo che la Turchia può
giocare come
paese di transito dell’energia. In futuro, cospicui volumi di
petrolio
greggio e di gas naturale potrebbero essere trasportati, attraverso il
territorio turco, dai paesi produttori di energia delle regioni del
Caspio e del Grande Medio Oriente ai paesi consumatori in Europa. Le
autorità ad Ankara e Bruxelles hanno ripetutamente
sottolineato come la
Turchia sia chiamata a divenire uno stato chiave nel transito
dell’energia e quanto ciò contribuirà a
risolvere le crescenti
preoccupazioni degli stati membri dell’Ue in relazione alla
sicurezza
energetica. Tale impostazione risulta peraltro in linea con la politica
del governo del Partito per la Giustizia e lo Sviluppo ad Ankara, che
cerca di rimarcare l’importanza strategica della Turchia
nella speranza
che ciò possa agevolare il processo di ingresso della
Turchia in Unione
europea.
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