Occasional Papers Series - Num.01/2007 (Novembre 2007)

occpap01/2007

Turchia e Sicurezza Energetica: La Turchia come Paese di Transito dell’Energia*


Gareth M. Winrow
Novembre 2007

Il saggio esamina sinteticamente il ruolo che la Turchia può giocare come paese di transito dell’energia. In futuro, cospicui volumi di petrolio greggio e di gas naturale potrebbero essere trasportati, attraverso il territorio turco, dai paesi produttori di energia delle regioni del Caspio e del Grande Medio Oriente ai paesi consumatori in Europa. Le autorità ad Ankara e Bruxelles hanno ripetutamente sottolineato come la Turchia sia chiamata a divenire uno stato chiave nel transito dell’energia e quanto ciò contribuirà a risolvere le crescenti preoccupazioni degli stati membri dell’Ue in relazione alla sicurezza energetica. Tale impostazione risulta peraltro in linea con la politica del governo del Partito per la Giustizia e lo Sviluppo ad Ankara, che cerca di rimarcare l’importanza strategica della Turchia nella speranza che ciò possa agevolare il processo di ingresso della Turchia in Unione europea.
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Introduzione

La problematica della sicurezza energetica ha attirato notevoli attenzioni nel corso degli ultimi anni. In Europa, in particolare, l’energia si è andata affermando sempre più come questione “di sicurezza” piuttosto che “politica”, nella misura in cui diversi governi hanno progressivamente avvertito la necessità di diversificare le rispettive fonti di approvvigionamento energetico. L’eccessiva dipendenza da una singola fonte per una forma di energia vitale per lo sviluppo economico e la sostenibilità ha generato nei decisori politici la percezione che da essa potrebbe derivare una minaccia per la sicurezza dei rispettivi stati. In particolare, sono stati sollevati i timori di essere esposti ad una potenziale pressione politica da parte di una rinvigorita Russia ricca di energia. Le problematiche ambientali e la particolare attenzione rivolta al riscaldamento globale hanno inoltre contribuito a includere la sicurezza energetica nell’agenda di sicurezza.

Il presente saggio esamina sinteticamente il ruolo potenzialmente importante che la Turchia può giocare come paese di transito dell’energia. In futuro, cospicui volumi di petrolio greggio e di gas naturale potrebbero essere trasportati, attraverso il territorio turco, dai paesi produttori di energia delle regioni del Caspio e del Grande Medio Oriente ai paesi consumatori in Europa. Le autorità ad Ankara e Bruxelles hanno ripetutamente sottolineato come la Turchia sia chiamata a divenire uno stato chiave nel transito dell’energia e quanto ciò contribuirà a risolvere le crescenti preoccupazioni degli stati membri dell’Ue in relazione alla sicurezza energetica. Tale impostazione risulta peraltro in linea con la politica del governo del Partito per la Giustizia e lo Sviluppo ad Ankara, che cerca di rimarcare l’importanza strategica della Turchia nella speranza che ciò possa agevolare il processo di ingresso della Turchia in Unione europea.

Bruxelles è particolarmente desiderosa di diversificare i propri canali di importazione del gas naturale per evitare l’eccessiva dipendenza dalla Russia in relazione al timore che Mosca sia tentata di sfruttare le proprie risorse energetiche come strumento di pressione politica. Nel gennaio 2006, a breve sospensione nell’approvvigionamento di gas all’Ucraina generata da una disputa sul costo dell’energia, producendo un effetto a cascata sulla fornitura di gas all’Europa, è servita da campanello d’allarme per molti stati dell’Ue. Attualmente, l’Unione riceve approssimativamente 150 miliardi di metri cubi (mmc) di gas naturale dalla Russia. Questi rappresentano circa un terzo del consumo europeo di gas naturale. La domanda europea di importazione di energia è destinata peraltro a crescere nella misura in cui la produzione locale di gas continua a diminuire.

In questo contesto, va enfatizzato il significato delle relazioni energetiche tra Turchia ed Italia. Il colosso dell’energia italiano ENI ha stabilito una prominente presenza in Turchia. In relazione al petrolio, ENI ha il 5 per cento di partecipazioni nella compagnia petrolifera che trasporta il petrolio greggio sulla importante rotta Baku-Tbilisi-Ceyhan che collega i giacimenti petroliferi azeri del Caspio alla costa mediterranea turca. L’ENI è inoltre coinvolta in una joint venture con Calık Energy per la costruzione di un oleodotto tra Samsun, sulla costa turca del Mar Nero, e Ceyhan. Nel settore del gas, ENI ha partecipato alla costruzione ed al funzionamento del progetto Blue Stream che collega Russia e Turchia con gasdotto che corre lungo il fondale del Mar Nero. Inoltre, la compagnia italiana Edison è coinvolta nel progetto di costruzione dell’Interconnettore Turchia-Grecia-Italia, gasdotto finalizzato a collegare i tre paesi.

Ankara ha certamente riposto notevoli aspettative sul futuro ruolo di paese di transito energetico della Turchia. Tuttavia, alcuni progetti attualmente in fase di sviluppo potrebbero soffrire lunghi slittamenti o non essere realizzati del tutto. Si potrebbe inoltre dubitare su quanto la Turchia possa efficacemente aiutare l’Ue a diversificare i porpri canali di approvvigionamento energetico in considerazione della volontà, espressa dalla Russia, di trasportare gas naturale all’Europa attraverso la Turchia. Mosca ha d’altro canto un alto potenziale di influenza su Ankara nella misura in cui due terzi delle importazioni di gas turche provengono dalla Russia. Gazprom, per esempio, potrebbe essere disposta ad abbassare i costi o a ridurre le onerose clausole take-or-pay per le furniture di gas alla Turchia in cambio della possibilità di assicurarsi nuovi canali d’accesso ai mercati europei attraverso nuove infrastrutture energetiche in territorio turco. Negli anni recenti, i consumatori turchi sono diventati maggiormente dipendenti dale importazioni di gas naturale per generare il maggior livello di elettricità richiesto dalla continua crescita dell’economia turca. 


Il Petrolio

L’oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan, che ha una capacità massima di 50 milioni di tonnelate annue (mt/a), è divenuto operativo nel maggio 2006. La costruzione del primo oleodotto regionale in grado di aggirare contemporaneamente il passaggio attraverso il Bosforo e il territorio russo, ha rappresentato un successo politico ed economico per la Turchia, tanto più in considerazione dell’opposizione della Russia al progetto. L’oleodotto ha costituito un progetto di primario prestigio per la Turchia e ha ottenuto il pieno sostegno della amministrazione statunitense. Ciò nonostante, permangono perplessità sulla redditività di lungo perodo dell’oleodotto, che trasporta petrolio greggio azero alla costa mediterranea della Turchia. L’oleodotto necessiterà di ricevere sostenziali quantità di greggio kazako per continuare ad operare a piena od espansa capacità. In ragione delle obiezioni russe ed iraniane alla costruzione di un oleodotto trans-caspico e la perdurante disputa tra i paesi rivieraschi sullo status e la divisione del Mar Caspio, sarà necessario costruire una flotta di piccole petroliere per trasportare il petrolio kazako sino a Baku. Ci si aspetta che questo greggio sia trasportato dall’ingente giacimento petrolifero di Kashagan in Kazakistan, che viene attualmente sviluppato da parte dell’ENI. Tuttavia, nei mesi recenti si sono verificate dispute tra l’ENI e le autorità kazake in relazione ai crescenti costi e ritardi nel progetto di Kashagan, e probabilmente passeranno dunque molti anni prima che volumi significativi di greggio kazako possano raggiungere l’oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan.

Il futuro del progetto petrolifero Samsun-Ceyhan, dal costo di 1,5-2 miliardi di dollari e dalla capacità di 50-70 mt/a, appare ancora maggiormente problematico. Il lavoro di costruzione dell’oleodotto è iniziato nell’aprile 2007. Al momento, tuttavia, non sono stati conclusi contratti con i fornitori per garantire un output netto di petrolio all’oleodotto. I funzionari di Ankara sembrano essere stati indotti a pensare che l’oleodotto sarà riempito con greggio russo e kazako. Al contempo, tuttavia, Mosca ha propugnato la costruzione di un oleodotto Burgas-Alexandropoulis tra Bulgaria e Grecia per trasportare crescenti quantità di petrolio dalla Russia e dal Kazakistan ai mercati europei. Il Kazakistan è stato obbligato ad impegnare volumi futuri di petrolio all’oleodotto Burgas-Alexandropoulis. In caso contrario, Mosca avrebbe continuato a limitare l’afflusso di greggio kazako ai mercati esterni attraverso l’oleodotto che collega il giacimento di Tengiz, in Kazakistan, con il porto russo di Novorossissk sul Mar Nero. La joint venture tra ENI e Calık ha dunque avviato un progetto ad alto rischio e dispendioso. Il fallimento nell’assicurare garanzie di output netto all’oleodotto Samsun-Ceyhan rappresenterebbe un serio scacco per queste compagnie e per i piani di Ankara di rendere Ceyhan una nuova Rotterdam.


Il Gas Naturale

Un gasdotto tra Grecia e Turchia è in procinto di essere inaugurato il 18 novembre 2007. Esso sarà esteso all’Italia entro il 2012. Funzionari dei tre stati hanno concluso un accordo intergovernativo sul gasdotto nel luglio 2007. Il gas naturale sarà trasportato dal giacimento azero di Shah Deniz nel Mar Caspio. Dall’Interconnettore Turchia-Grecia-Italia, la Grecia riceverà 3 milardi di metri cubi per anno (mmc/a) di gas e l’Italia 8 mmc/a. la Turchia si è già assicurata per contratto la fornitura di 6.6 mmc/a di gas da Shah Deniz. Tale progetto contribuirà all’ulteriore miglioramento delle relazioni tra Grecia e Turchia. Aiuterà inoltre Grecia e Turchia a diminuire, almeno parzialmente, la rispettiva dipendenza dalla Russia per le furniture di gas naturale e consentirà all’Italia di diversificare i propri canali di approvvigionamento di gas. Gli analisti hanno tuttavia iniziato ad avanzare perplessità sulla reale capacità dell’Azerbaigian, nell’immediato futuro, di garantire sufficienti furniture tanto all’Interconnettore quanto alla prima fase del più ampio progetto Nabucco.

E’ infatti in progetto la costruzione  del gasdotto Nabucco, del costo di 5 miliardi di euro e della capacità di 31 mmc/a, da realizzare entro il 2011-2012. La capacità del gasdotto potrà successivamente essere ampliata attraverso ulteriori stazioni di compressione. Il Nabucca collegherebbe la Turchia all’Austria attraverso una rotta transitante per la Bulgaria, la Romania e l’Ungheria. I funzionari comunitari hanno designato il Nabucco come “progetto prioritario” e conseguenzialmente nominato un coordinatore per supervisionarne la realizzazione. Si sono tuttavia verificati ritardi rispetto al lancio del progetto. Ankara, per esempio, si è opposta all’inclusione in qualità di sesto necessario membro della compagnia, di Gaz de France, apparentemente in relazione alla posizione francese sulla questione del cosiddetto “genocidio” armeno.

Non è chiaro, inoltre, come l’imponente gasdotto Nabucco verrà riempito. In teoria, l’Iran potrebbe offrire volumi sostanziali di gas. Nel luglio 2007, funaionari turchi ed iraniani hanno siglato accordi di massima in base ai quali Ankara svilupperà tre aree dell’ingente giacimento di gas di South Pars, in Iran. E’ stata a tal fine prevista la costruzione di un nuovo gasdotto, del costo di 2 miliardi di dollari e della capacità di 20 mmc/a, per il trasporto del gas da tali aree alla Turchia. Inoltre, è stato annunciato che ulteriori 10 mmc/a di gas naturale di provenienza turkmena potranno essere trasportati  con tale gasdotto in Turchia attraverso l’Iran. La minaccia statunitense di imposizione di sanzioni economiche potrebbe scoraggiare Ankara dal dare seguito a tali accordi. Le autorità turche, inoltre, hanno già protestato sulla qualità del gas naturale iraniano che è attualmente fornito ai consumatori turchi. Una corte internazionale per gli arbitrati sta attualmente esaminando questa problematica. Teheran ha inoltre manifestato la tendenza a ridurre la fornitura di gas alla Turchia nel periodo invernale per poter coprire il mercato iraniano, suscitando le proteste delle autorità di Ankara.

Le autorità turkmene sono state particolarmente caute sulla possibilità di fornire 10 mmc/a di gas naturale alla Turchia attraverso l’Iran. La persistente opposizione russa ed iraniana alla costruzione di un gasdotto trans-caspico complica ulteriormente il problema di come il gas turkeno e kazako possa essere trasportato in Turchia. Non sarà molto probabilmente fattibile liquefare o comprimere il gas per trasportarlo attraverso il Caspio tramite speciali navi cisterna. Nel frattempo le autorità turkmene e kazake si sono provvisoriamente accordate per fornire più ampi volumi di gas alla Russia attraverso una incrementata ed espansa rete infrestrutturale energetica centroasiatica. I Turkmeni, inoltre, progettano di fornire ingenti quuantità di gas naturale alla Cina, sperando al contempo di fornire gas naturale anche a Pakistan ed India. Gli analisti si sono inoltre interrogati sulle effettive quantità di gas che il Turkmenistan potrà produrre nel breve e medio periodo.

L’Iraq e l’Egitto offrono fonti alternative di gas naturale per il Nabucco. Nel marzo 2007 la Shell si è unita ad un gruppo di compagnie turche per ottenere una licensa di produzione in Iraq. Precedentemente, nel 1996, Turchi ed Iracheni avevano siglato un memorandum di intesa per la costruzione di un gasdotto da 10 mmc/a. Ci sono tuttavia ovvie problematiche di sicurezza in Iraq che molto probabilmente preverranno la costruzione di gasdotti nell’area per il prossimo futuro. L’oleodotto tra i giacimenti nord-iracheni e Ceyhan è stato ripetutamente sabotato dal 2003. Importanti progetti petroliferi che coinvolgano l’Iraq non inizieranno inoltre prima che le autorità di Baghdad sarranno capaci di accordarsi su una nuova legge petrolifera. Anche il gas egiziano può essere utile a garantire furniture per il Nabucco. Lavori per l’estensione del Gasdotto Arabo tra la Siria e la Turchia stanno per prendere il via, e ciò può agevolare la fornitura di gas egiziano alla Turchia ttraverso Giordania e Siria. I volumi di gas egiziano che potrebbero eventualmente raggiungere la turchia sono tuttavia piuttosto limitati.

In ragione dei problemi e dei vincoli esposti, la Russia ha offerto di fornire il gas naturale necessario a riempire il Nabucco. Al momento Gazprom fornisce gas alla Turchia attraverso il Blue Stream ed attraverso una rete infrastrutturale attraverso l’Europa sud-orientale. Le furniture di gas russo all’Europa attraverso la turchia non aiuterebbero a diminuire le preoccupazioni sulla sicurezza energetica degli stati membri dell’Ue, specie in considerazione della attuale profonda dipendenza dal gas naturale russo. Mosca ha inoltre proposto progetti alternativi di gasdotti verso l’Europa che potrebbero comportare la fine del Nabucco. L’amministrazione Putin ha premuto per la costruzione del cosiddetto progetto Blue Stream II, che implicherebbe un’estensione del gasdotto Blue Stream per collegare la Turchia con l’Ungheria attraverso Bulgaria e Romania. Consapevole del probabile impatto negativo sul Nabucco, Ankara ha suggerito invece l’estensione del Blue Stream verso sud per collegare, attraverso il Mediterraneo, Israele. Mosca cerca inoltre di sviluppare nuove rotte energetiche che aggirino l’Ucraina in modo tale da evitare una riedizione degli aventi del gennaio 2006.

Più di recente, Gazprom ed ENI si sono accordate per uno studio di fattibilità del cosiddetto progetto South Stream. Questo implicherebbe la costruzione di un gasdotto da 10 miliardi di euro attraverso il Mar Nero per collegare la Russia con la Bulgaria. Ulterirori ramificazioni del gasdotto potrebbero poi trasportare il gas naturale russo sino all’Europa centrale ed all’Italia. Questo gasdotto aggirerebbe la Turchia  e minaccerebbe le prospettive di realizzazione del Nabucco. Il South Stream, ancora una volta, impedirebbe agli Europei di diversificare i propri canali di approvvigionamento di gas naturale.
 

Conclusioni

Le politiche enegetiche sono particolarmente complicate. Vanno tenuti in considerazione fattori di natura economica, tecnica, legale, ambientale e geopolitica. Ritardi nella realizzazione dei progetti sono inevitabili  mentre studi di pre-attibilità e fattibilità vengono completati, i fondi repertiti, i contratti conclusi e gli accordi intergovernativi siglati. Ciò che appare chiaro, tuttavia, e che i funzionari turchi hanno riposto grandi aspettative sulla possibilità che la Turchia diventi, nel prossimo futuro, uno stato chiave del transito energetico. Tuttavia alcune di queste speranze potrebbero essere infrante, per lo meno nel breve periodo. I punti interrogativi sul futuro dei progetti dell’oleodotto Samsun-Ceyhan e del gasdotto Nabucco costituiscono le questioni in gioco. Appare esserci un elemento di wishful thinking anche da parte dei funzionari dell’Ue a Bruxelles. Questi funzionari sembrano inoltre aver in qualche modo anticipato i tempi ed aver prematuramente presentato la Turchia come uno stato transito di energia. La Russia, in quanto rilvante produttore di energia già in posseso di infrastrutture energetiche operanti sul proprio territorio, rimane per il momento l’attore cruciale nel gioco delle politiche energetiche in Eurasia.
Le relazioni energetiche tra Turchia ed Italia stanno certamente assumendo rilevante significatività, ma non va dimenticato che ENI ha un importante partenariato strategico con Gazprom che potrebbe portare alla realizzazione del progetto South Stream.  Ciò che appare evidente, infine, è che la questione della sicurezza energetica, specialmente in relazione al gas naturale, manterrà nel prossimo futuro la prominenza acquisita nell’agenda degli stati membri dell’Ue, così come della Turchia.




* Le opinioni espresse nel presente saggio rappresentano l'interpretazione dell'autore e non riflettono necessariamente quelle di ICTS.

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Traduzione a cura di Giulia Di Bernardini.



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