Occasional Papers Series - Num.06/2008 (Novembre 2008)

occpap05-08

La Turchia nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU: Che ruolo può giocare?*

Kemal Kaya
Novembre 2008

L’elezione della Turchia al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite rappresenta un successo per la diplomazia turca. Il fatto che più di centocinquanta paesi abbiamo dato  il loro voto alla Turchia è testimonianza che la politica estera maggiormente diversificata e multidimensionale perseguita dal Partito per la Giustizia e lo Sviluppo, l’AKP, sta sortendo effetti positivi. Tuttavia il successo turco alle Nazioni Unite preannuncia uno sviluppo che potrebbe portare la Turchia ad una politica estera meno orientata verso l’occidente.
L’editoriale di Kaya, già pubblicato dall’East West Studies di Ankara, analizza l’elezione della Turchia al Consiglio di Sicurezza in relazione tanto ai nuovi orientamenti della politica estera turca, quanto alle dinamiche interne al Paese, che mostrano una progressiva polarizzazione tra le frange islamico-conservatrici e quelle secolariste e nazionaliste.
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LO SCENARIO

Per quasi sessanta anni, le priorità della politica estera turca sono state dettate dalle esigenze della partecipazione all’alleanza occidentale. L’alleanza con gli Stati Uniti ha costituito il fondamento strategico del paese. La Turchia ha visto se stessa  come un paese occidentale ed ha fatto  degli sforzi significativi dalla fine degli anni ’90 per diventare membro dell’Unione europea. É dal gruppo dei paesi europei che la Turchia è stata eletta al seggio temporaneo nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Inoltre l’elezione è emblematica anche per un altro aspetto, nella misura in cui essa rappresenta il coronamento di politiche che progressivamente si sono spinte oltre quella che è stata la tradizionale politica estera turca.

L'elezione della Turchia al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite è il risultato di sforzi ed impegni multidimensionali; bisogna quindi sottolineare il cambiamento che è in corso nelle priorità della politica estera turca. Nella sua retorica, il governo del partito islamico e conservatore dell’AKP resta impegnato a raggiungere l'obiettivo di adesione della Turchia all'Unione europea. Infatti, i conservatori musulmani turchi, bisogna riconoscerlo, hanno compiuto un passo storico quando hanno rotto con la loro tradizione di forte anti-occidentalismo. Tuttavia, in realtà, l’AKP ha mostrato scarso entusiasmo nei confronti della Ue dal 2005. Il suo avvicinamento all’Europa è stato un passo dettato principalmente dalla consapevolezza che il percorso dell’AKP verso il governo sarebbe rimasto bloccato se avessero persistito nell’apparire ostili, in particolare agli Stati Uniti. Perseguendo l’ingresso nell’Unione europea, i conservatori islamici sono stati in grado di occupare un alto terreno ideologico nella politica turca, come agenti di modernizzazione e liberalizzazione.

Allo stesso tempo, il governo dell’AKP ha attivamente cercato di rafforzar le relazioni economiche, politiche e culturali della Turchia con i paesi vicini, attraverso la cosiddetta “profondità strategica” del Paese. Sono state così coltivate le relazioni con l’Iran e la Siria. Inoltre, le politiche parallele di attrazione di capitali arabi e di mantenimento di buoni rapporti con il mondo dell’Islam, hanno permesso alla Turchia di guadagnare un significativo prestigio nei confronti dei paesi arabi. Le relazioni bilaterali tra la Turchia ed i paesi africani, infine, si sono approfondite come mai in passato, con l’apertura di nuove ambasciate in diversi stati dell’Africa.

Sino all’intervento militare della Russia in Georgia, l’AKP non si è concentrato sul Caucaso e l’Asia centrale. Tuttavia, dopo il conflitto, la Turchia si è più attivamente interessata alla regione. Benché le relazioni con l’occidente da una parte, e con Russia e Turchia dall’altra siano tese e contraddistinte da competizione strategica ed ideologica, la Turchia è stata intensamente corteggiata da questi due paesi, ed Ankara significativamente, non si è dimostrata fredda verso Teheran e Mosca. In particolare, l’idea di un Patto per il Caucaso (successivamente rinominato Piattaforma per il Caucaso) avanzata dalla Turchia durante l’invasione russa della Georgia è stata rivolta solo a Russia, Azerbaigian, Georgia ed Armenia – escludendo gli Stati Uniti e l’Europa, una manifestazione evidente della nuova concezione della politica estera turca. Le iniziative diplomatiche turche sono spesso prese in maniera tale da escludere gli alleati occidentali del Paese. L’insistenza della Turchia che la questione del nucleare iraniano vada risolta attraverso negoziati ed attraverso un processo che tenga in considerazione gli interessi dell’Iran, e l’ulteriore considerazione che la Turchia condivida la posizione russa riguardo la presenza delle imbarcazioni NATO nel Mar Nero sono ulteriori esempi di una politica estera che sembra progressivamente allontanarsi dalle priorità occidentali.


IMPLICAZIONI

Questo cambiamento nella politica estera turca  si spiega non tanto in relazione a ciò che gli Stati Uniti e l’Europa hanno o non hanno fatto nei rapporti con la Turchia, ma va piuttosto inquadrato nel contesto di una crescente tradizione intellettuale di anti-occidentalismo. Per decenni, gli intellettuali turchi, tanto di destra quanto di sinistra, hanno accusato l’occidente, ed in particolare gli Stati Uniti, dei problemi del Paese. Oggi, tutte le più rilevanti forze politiche, dai conservatori islamici dell’area di governo sino ai secolaristi e nazionalisti all’opposizione, sono psicologicamente inclini ad assumere posizioni anti-occidentali.

Le relazioni turco-statunitensi sono state messe a dura prova dalla guerra in Iraq e dalle sue conseguenze. Il fallimento dell’AKP di “aasumersi le proprie responsabilità”, allorché il parlamento turco ha votato contro la possibilità di aprire un fronte turco per l’invasione dell’Iraq da nord, ha causato forte costernazione a Washington. Allo stesso tempo, l’invasione ha permesso ai separatisti curdi del PKK di organizzarsi nei “santuari” della zona nord-irachena controllata dall’amministrazione curda,  e di lanciare una nuova ondata di attacchi in Turchia. Dal punto di vista dei nazionalisti turchi, gli Stati Uniti sono impegnati in uno sforzo di indebolimento della integrità della Turchia, nella misura in cui gli statunitensi hanno costantemente impedito ad Ankara di intraprendere direttamente azioni concrete in Iraq del nord evitando, allo stesso tempo, di intraprendere essi stessi azioni contro il PKK.

Le relazioni turco-europee, nel frattempo, procedono ad un livello meno che cordiale. Tuttavia, sarebbe errato interpretare le cangianti priorità di politica estera turca solo in relazione agli effetti della guerra in Iraq o alla freddezza che è riservata alla Turchia dalle capitali europee. L’AKP non è diventato anti-americano o anti-europeo; l’AKP non è mai stato filo-americano o filo-europeo in alcun profondo senso ideologico. L’assunto fondamentale in base al quale i conservatori islamici non possano permettersi di essere ostili agli Stati Uniti e che dipendano dal sostegno dell’Europa, rimane una realtà inalterata per l’AKP, nonostante il riorientamento della politica estera verso est e verso sud.

Ciò nonostante, potrebbe certamente verificarsi un più profondo allontanamento strategico dall’occidente. Con l’approfondimento delle relazioni con paesi quali la Russia o l’Iran, la diversificazione della politica estera turca è costretta a fare i conti con dinamiche interne che acquistano progressivamente forza. Tali dinamiche interne dimostrano un crescente allontanamento culturale dall’occidente. Sono il conservatorismo religioso ed il nazionalismo a guadagnare spazio nella società turca, non il liberalismo di matrice occidentale. La Turchia non solo sta diventando più conservatrice da un punto di vista religioso, ma l’opposizione a tale processo si va in misura crescente esprimendo in termini di nazionalisno anti-occidentale, essendo l’occidente identificato come il maggior sostenitore del conservatorismo islamico in Turchia.


CONCLUSIONI

Mentre il governo dell’AKP va coltivando le relazioni con il Medio Oriente musulmano, l’opposizione secolarista, abbandonata da un Occidente che sembra aver optato per una Turchia “moderatamente” islamica, è tentata da orientamenti “eurasiatici”, alla ricerca di nuove alleanze che al contrario di Stati Uniti ed Europa non mettano in questione il fondamento secolare ed unitario della Repubblica turca. Ufficialmente, le forze armate turche rimangono più legate che mai all’alleanza strategica con gli Stati Uniti, circostanza ribadita dal nuovo Capo di stato maggiore, Generale Ilker Basbug, nel suo discorso inaugurale qualche mese or sono.

Tuttavia, non è una coincidenza che il nuovo capo dell’esercito, Generale Isik Kosaner, nel proprio discorso inaugurale abbia adottato una differente ed esplicita retorica anti-americana. Diversi generali in pensione si sono dichiarati a favore di un riorientamento della politica estera turca in senso eurasiatico, con Russia, Cina ed Iran a sostituire gli Stati Uniti. Non vi è dubbio che una simile corrente di pensiero sia presente nei ranghi militari, circostanza che il discorso del Generale Kosaner ha testimoniato, benchè sia ovviamente difficile, se non impossibile, comprenderne la reale forza.

Il seggio al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite conferisce alla Turchia un ampio spettro di opportunità per sviluppare ulteriormente le proprie relazioni con attori eterogenei. Con dinamiche interne ed esterne che si rafforzano l’un l’altra, la Turchia appare avviarsi su un percorso che la rende meno occidentale in relazione alle proprie priorità strategiche ed agli orientamenti culturali. Rimane da vedere se il suo comportamento nel Consiglio di Sicurezza confermerà tale impostazione.




*Le opinioni espresse nel presente saggio rappresentano l'interpretazione dell'autore e non riflettono necessariamente quelle di ICTS.
L'editoriale è stato originariamente pubblicato da East West Studies, Ankara.
E’ vietata ogni riproduzione totale o parziale del testo non espressamente autorizzata.
Traduzione a cura di Giulia Di Bernardini.





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