Occasional Papers Series - Num.09/2008 (Dicembre 2008)

occpap05-08

Amministrative 2009, tutto pronto per una nuova stagione politica*

Francesco Saverio Ojetti
Dicembre 2008

Con la crisi finanziaria che rischia di ostacolare la via delle riforme ed il governo di Ankara che brancola nel buio, le prossime elezioni amministrative, in agenda per il 29 marzo 2009, assomigliano sempre di più ad vero e proprio test per l'esecutivo. Gli elettori saranno chiamati a rinnovare i consigli provinciali e ad eleggere i sindaci ed i consiglieri delle amministrazioni comunali nella maggior parte del paese. I partiti si sono già messi al lavoro per cercare di intercettare tutte le correnti della società, per prevederne le tendenze ed assicurarsene l’appoggio politico. Il risultato, qualunque esso sia, determinerà una svolta nella politica turca, destinata ad entrare in una nuova fase. In caso di sconfitta, il Primo Ministro in carica Recep Tayyip Erdogan, ha dichiarato più volte di essere pronto a lasciare la leadership del Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (AKP), il partito di maggioranza di cui è a capo dal 2001.
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L’AKP punta al rinnovamento per affrontare la crisi finanziaria e fa appello agli indecisi

La società turca appare ancora oggi particolarmente indecisa sulle scelte di voto in previsione delle prossime elezioni amministrative. A rivelarlo un recente sondaggio promosso dal Metropool Strategic and Social Research Center di Ankara, che non fa di certo sorridere i leader dei partiti, nessuno escluso, accusati di non recepire i bisogni del popolo e di essere incapaci di fronteggiare una crisi economica che potrebbe seriamente compromettere gli ottimi risultati raggiunti negli ultimi anni. Più del 40% degli intervistati sarebbe infatti in dubbio sulla scelta elettorale, si tratta di una percentuale che segna, già di per sé, un primato nella storia politica della paese.

Sondaggio ancor più amaro per il premier Erdogan che, a quanto pare, rischierebbe una vera e propria batosta elettorale a causa di una costante perdita di consensi. Se si dovesse votare oggi, infatti l'AKP potrebbe aspirare soltanto ad un modesto 32/33%, contro lo straordinario 47% raggiunto nelle elezioni politiche del 2007. Percentuale che potrebbe alzarsi, ma che rivela comunque un deciso calo di popolarità del premier. Il 46% degli intervistati afferma di rimpiangere l'Erdogan riformista del suo primo mandato ed il 48% accusa l'AKP di aver abbandonato le sue politiche progressiste. Colpa, per alcuni, di una crisi economica globale che mal riesce a fare i conti con la gente comune e merito, per altri, della sentenza della Corte Costituzionale che lo scorso luglio ha deliberato a favore del partito del premier accusato di attività “anti-laica” ma che potrebbe però riaprire polemiche tra i difensori della laicità e gli islamici, e rivelarsi determinante per le prossime scelte politiche dell’elettorato.

Erdogan, forte di quel 36% degli intervistati che lo vuole comunque determinato a proseguire il cammino delle riforme, può far leva sugli elettori con argomentazioni supportate da statistiche favorevoli: inflazione in diminuzione dal 2002 e tasso di crescita del paese costante (con una media annua del 7,2%); condizioni di vita in netto miglioramento ed esportazioni record (almeno fino allo scoppio della crisi economica). Politiche che sono anche il frutto dell'ottimo risultato in termini percentuale, ottenuto nelle elezioni amministrative del 2004 (e riconfermato poi con le politiche del 2007), che hanno dato all’esecutivo ampio margine di movimento e che hanno portato il paese ad ottenere un peso internazionale sempre più rilevante.

A fare da guastafeste ci si mette però la società di consulenza inglese Pricewaterhouse&Coopers che nel suo ultimo rapporto sui bilanci di alcune importanti compagnie turche, affida tutto il 2009 allo spettro della recessione e lo conferma anno nero per l’economia nazionale, che tornerà a crescere non prima del 2010. Brutte notizie arrivano anche dal mercato automobilistico, proprio quello che sembrava uno dei rami più promettenti dell'economia turca. Secondo l'Associazione distributori autoveicoli (Odd), nel mese di novembre ci sarebbe stato un calo di vendite del 58,5% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso. Il Governo di Ankara deve allora trovare al più presto la conclusione dell’accordo con il Fondo Monetario Internazionale (FMI) per evitare una crisi irreversibile nel settore non finanziario. Prioritaria per Erdogan resta la politica energetica, soprattutto quella che riguarda il nucleare. Scelta obbligata dai consumi interni di energia, che aumentano dell'8% ogni anno. Le importazioni nel 2008 arriveranno alla cifra record di 46-47 miliardi di dollari, che graveranno sul disavanzo delle partite correnti.

Anche le scelte di politica estera che saranno adottate dall’esecutivo, potrebbero rivelarsi determinanti per quella fascia dell’elettorato riformista ed ottimista che guarda costantemente all’Europa. L’AKP punta ad un miglioramento dei rapporti con l’Armenia, importante contributo alla soluzione del conflitto in Nagorno-Karabakh, e ad un rafforzamento delle relazioni con l’Iran e con la Siria, già oggetto di critiche in occidente. Restano in agenda, naturalmente prioritarie, la questione Cipro e quella curda.



Elezioni amministrative: tutte le leadership sono a rischio.
Una partita politica da giocare in modo strategico

Ma le prossime elezioni non saranno un test soltanto per il partito di maggioranza. Poche sulla carta le possibili alternative al premier Erdogan ma molta la fiducia dell’opposizione. Il Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (AKP), il Partito Repubblicano del Popolo (CHP) e il Partito del Movimento Nazionale (MHP), maggiori rappresentanti del sistema politico turco, grazie alla severa soglia di sbarramento nazionale fissata al 10% prevista dal sistema elettorale, sono ufficialmente in campagna elettorale. La fiducia nelle leadership dei principali partiti è in forte discussione e questo non è più una novità. Tutti sono pronti allora a rifarsi il trucco per preparare uno svecchiamento delleeparare uno svecchiamento dellanel buio.loccare la vie delle riforme dal fatto di perdeere lezioni amministrative. ncrementare proprie classi dirigenti, in grado così di poter competere con maggiore energia nella prossima sfida elettorale. Il più audace nella riforma strutturale appare l’AKP che, fa sapere, presenterà molti nuovi volti anche là dove aveva vinto le scorse elezioni amministrative nel 2004. Aspettiamoci dunque sorprese.

Obiettivo elettorale per l’AKP è l’acquisizione delle storiche roccaforti oggi in mano al CHP, incluse le città di Izmir e Mersin, le province di Trabzon and Çanakkale, i distretti d i Kadiköy, Sisli, Bakirköy e Besiktas a Istanbul. Gli analisti prevedono difficoltà ad Ankara, dove il suo delegato, il sindaco Melih Gökçek se la vedrà probabilmente con Murat Karayalçin candidato molto popolare del CHP (già sindaco della città tra il 1989 e il 1983, Ministro degli Esteri e presidente del partito di sinistra Social Democratic People's Party - SHP). Terreno di scontro politico sarà anche la provincia di Izmir dove l’AKP candiderà probabilmente l’ex sindaco Burhan Özfatura. Il partito di Erdogan si prepara inoltre al rinnovo delle amministrazioni di Bursa, Kocaeli, Gaziantep e Konya, per riconfermarsi alle prossime amministrative, offrendo nuovi volti all’elettorato. Nelle province di Erzurum, Kayseri, Sakarya, Antalya, Samsun e Adana, ci si aspetta che il partito riconfermi invece gli attuali sindaci, anche se il governatore della provincia di Adana, Aytac Durak ha annunciato qualche giorno fa le sue dimissioni dal partito, suscitando non poche polemiche.

Molto ambite per l’AKP, che non ne fa certo un segreto, le zone orientali e sud orientali del Paese. Fanno gola le province strategiche di Diyarbakir, Tunceli e Hakkari dove è molto forte l’influenza del partito pro-curdo della Società Democratica (DTP) ma dove le altre forze politiche hanno meno influenza. L’interesse è puntato anche alla conquista dell'elettorato di estrema destra nell’area. Anche per il DTP le prossime elezioni si stanno rivelando sempre di più come un importante test sulle proprie capacità di tenuta nel sud-est del paese.

Il presidente del CHP, Deniz Baykal, al momento il leader principale dell’opposizione, si troverà ad affrontare un duro giudizio se non riuscirà a incrementare i voti del suo partito e superare quel 22% ottenuto alle scorse elezioni. Obiettivo è la conquista di sei aree metropolitane ed ottimi risultati ad Istanbul, Izmir ed Ankara. Se così non fosse si aprirebbero all’interno del partito, i termini per una seria discussione sul dopo Baykal. L’attenzione è puntata anche su quelle città perse nelle amministrative del 2004 a favore dell’AKP: Antalya, Gaziantep e Kocaeli, ma sulle quali ora il CHP è intenzionato a riprenderne il controllo. Per il CHP è molto importante la scelta del candidato di Istanbul che se la vedrà con il candidato della maggioranza. L’AKP dovrebbe riconfermare l’attuale sindaco Kadir Topbas, in carica dal 2004. Il CHP per raggiungere gli obiettivi fissati, non esclude coalizioni con gli altri partiti di sinistra, come con il Partito della Sinistra Democratica (DSP) per le province di Eskisehir e Ordu, in memoria del buon risultato del 2007, ma nulla è ancora certo.

Anche per Devlet Bahçeli, Presidente del Partito del Movimento Nazionale (MHP), è tempo di strategie politiche per aggiudicarsi almeno tre città dell’Anatolia, tra cui Erzurum (AKP) e Mersin (CHP). Se non riuscirà nell’intento, la sua leadership sarà sicuramente messa in discussione, con il partito che si troverebbe ad affrontare una grossa crisi interna. L’MHP spera intanto di mantenere almeno le sue roccaforti conquistate nelle amministrative del 2004 (tra cui quattro province e settanta distretti). E’ inoltre pronto a sorprendere nella capitale dove ha deciso di presentare il sindaco del distretto di Beypazari, Mansur Yavas, a sindaco della città. Pensa ai delusi dell’amministrazione Gokcek (ex membro dell’MHP) e alla sinistra indecisa.Il partito pro-curdo della Società Democratica (DTP), il partito della Sinistra Democratica (DSP) e il partito della Grande Unione (BBP), insieme ad altri piccoli partiti, cercano invece strategie politiche per mantenere almeno la maggioranza nelle loro storiche roccaforti. Il DTP, che ha partecipato alle elezioni amministrative del 2004 stringendo alleanze con il CHP, il partito della Solidarietà e libertà (ODP) ed il partito Laburista (EMEP), punta ora ad ottenere buoni risultati soprattutto nella provincia di Diyarbakir contro quel forte impegno che l’AKP sta mettendo nella regione.

I piccoli partiti, attualmente non rappresentati in parlamento, sono dunque in fermento per le amministrative del 29 marzo 2009, dove sicuramente non staranno a guardare. Cercano il rinnovamento attraverso anche cambi di leadership, ma nel complesso le previsioni lasciano poco margine all’ottimismo. Congressi generali e tentate fusioni, fanno parte di strategie politiche che troppo spesso hanno però soltanto l’obiettivo di salvaguardare la propria sopravvivenza.



Conclusioni

Il Partito Repubblicano del Popolo (CHP) ed il Partito del Movimento Nazionale (MHP), potrebbero uscire fortemente rafforzati dalle prossime elezioni amministrative, e dunque capaci di mettere in atto una seria strategia politica in vista delle successive elezioni, per proporsi come reali alternative al governo attuale e al partito di Erdogan. Ma i due più importanti partiti d’opposizione potrebbero anche uscirne sconfitti e se risultasse certa una forte sfiducia nei loro confronti, rappresentata anche dalla perdita del potere in alcune storiche amministrazioni locali, si aprirebbe allora un complesso dibattito nel paese che porterebbe entrambi i partiti al dovere di sottoporsi ad un’attenta analisi riformatrice.





*Le opinioni espresse nel presente saggio rappresentano l'interpretazione dell'autore e non riflettono necessariamente quelle di ICTS.
L'articolo è stato originariamente pubblicato da Equilibri.
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