Occasional Papers Series - Num.01/2009 (Febbraio 2009)

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L'AKP riafferma il suo impegno nel processo di adesione all'UE *

Kemal Kaya
Febbraio 2009

La nomina di  Egemen Bagis come chief negotiator e la visita di Recep Tayyip Erdogan alla Commissione Europea a Bruxelles in data 18 gennaio segnalano l'inizio di una nuova era nelle relazioni Europa-Turchia. Benché importanti, questi provvedimenti presi da Ankara non sono sufficienti. Il futuro dell'ingresso delle Turchia in Europa dipende da sviluppi politici che entrambi i protagonisti devono supportare. Ma è certo che il processo di integrazione all'Unione Europea rimane un vantaggio politico cruciale per l'AKP.
Bagis



LO SCENARIO

Fin dal momento in cui l'UE prese la storica decisione di iniziare i negoziati per l'accesso della Turchia in Europa nel 2005, sono stati fatti molti pochi progressi nel processo di integrazione, per cause imputabili a entrambi gli attori. Inizialmente, l'AKP diede molta importanza all'ingresso nell'UE, ma dopo il 2005 la questione è stata un po trascurata. Tuttavia, il governo Erdogan ha sicuramente manifestato un atteggiamento molto determinato a riguardo, e merita credito per il fatto di aver cominciato il processo di negoziazione nonostante la presenza di ostacoli interni ed esterni.

Senza alcun dubbio, il no alla costituzione europea e il fermento che ciò a creato in tutta Europa, abbinato agli sviluppi nella politica turca, hanno contribuito al crearsi della situazione di stallo nel processo di accesso turco. E' noto che l'entusiasmo dell'AKP nei confronti dell'Unione si raffreddò dopo la decisione del 2005 della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, che confermò la decisione della legge turca di bandire il velo islamico dalle università. La leadership dell'AKP fu alquanto scioccata dalla decisione: si aspettava piuttosto che la Corte emanasse una decisione contraria al provvedimento, apportando come giustificazione la violazione dei diritti umani. Inoltre, il delicato caso di Cipro e le tensioni che emersero nel 2007 a seguito delle elezioni presidenziali turche e alla conseguente chiusura dell'AKP, resero impossibile per il paese concentrarsi sul processo di adesione all'UE. Le cose furono ulteriormente complicate dagli sviluppi interni dell'Unione, in particolar modo a causa dell'opposizione all'ingresso della Turchia da parte della cancelliera tedesca Angela Merkel e del presidente francese Nicolas Sarkozy.

Nel frattempo, il governo di Ankara rifiutò di nominare un chief negociator che si occupasse esclusivamente delle relazioni con l'Europa. Preoccupato da numerosi problemi di politica estera, il ministro degli esteri e capo della diplomazia Ali Babacan, non riuscì a concentrarsi sulla finalizzazione del processo di integrazione. La recente nomina di Egemen Bagis, uomo di fiducia del premier Erdogan, come chief negociator, deve essere intesa come uno sviluppo positivo,  segno che il governo turco vuole assegnare alla questione l'importanza che merita.



IMPLICAZIONI

La visita del primo ministro Erdogan a Bruxelles e la riunione con la Commissione in seguito alla nomina di Bagis, ha rappresentato un'opportunità per gli stati membri e per le autorità dell'UE di carpire e valutare l'attuale posizione della Turchia. Durante la visita a Bruxelles, Erdogan ha sottolineato la serietà con la quale il suo governo sta trattando la questione  dell'accesso nell'UE, senza perdere l'occasione di criticare il “ doppio standard” europeo. Erdogan ha inoltre evidenziato l'importanza della Turchia per la sicurezza europea, ricordando la sua udienza a Bruxelles sulla centralità della Turchia nel quadro della sicurezza energetica europea, menzionando in particolar modo il progetto Nabucco. 

Il nuovo chief negociator  Egemen Bagis non è certo noto per essere stato direttamente implicato nel processo di negoziazione con l'UE, nonostante il suo precedente ruolo come dirigente responsabile per le relazioni con l'estero dell'AKP.
Ciononostante, la sua nomina avrà degli indubbi benefici pratici. L'imminente rafforzamento della approssimata struttura del Segretariato Generale per gli Affari Europei (ABGS), che terrà occupato Bagis almeno fino alle elezioni locali che si terranno in marzo, contribuirà sicuramente al processo d'ingresso della Turchia in Europa.

La nomina di Bagis va comunque vista sullo sfondo delle rivalità che sembrano esserci tra il presidente  Abdullah Gül e il primo ministro  Recep Tayyip Erdogan. Entrambi vorrebbero avere l'ultima parola sulla politica estera di Ankara. E' risaputo che il ministro degli Affari Esteri Ali Babacan, l'ex-chief negociator, è su posizioni molto prossime a quelle del presidente. Eleggendo Egemen Bagis, fedelissimo di Erdogan, il primo ministro ha chiaramente sottolineato l'intenzione di portare il processo di accesso all'Unione sotto il suo completo controllo. In ogni caso, per ottenere un completo controllo burocratico su tale processo, il nuovo chief negociator dovrà sormontare il dominio esercitato in materia dai diplomatici del ministero degli esteri,  la cui posizione in merito alla questione è notoriamente inflessibile.

Gli ultimi segnali da parte del governo turco, che riaffermano l'impegno di Ankara in merito all'ingresso della Turchia in Europa, devono essere letti alle luce delle prossime elezioni locali. Non paga politicamente essere percepiti come un partito che prende le distanze dall'Europa. La percezione del AKP come un partito pro-Europa è stato in effetti uno dei sui principali vantaggi politici. Benché il supporto popolare all'UE sia drasticamente diminuito ( dal 75% al 45%), questa diminuzione è dovuta principalmente alla lentezza del processo di integrazione europeo e da quello che il pubblico turco considera il “doppio standard” dell'UE; in sostanza, essa non sembra necessariamente dovuta ad un riposizionamento rispetto alla appartenenza all'UE.

Desiderando una chiara vittoria nelle elezioni locali, Erdogan vuole ricostruire la sua immagine, cercando di proporsi come l'unico artefice dell'ingresso della Turchia nell'Unione. La visita a Bruxelles e la nomina di Bagis servono a raggiungere questo obbiettivo. Erdogan ha scelto la strada della propaganda, come si può chiaramente evincere dalla aspra retorica utilizzata contro Israele. Dando un peso eccessivo alla offensiva israeliana a Gaza durante il meeting con alcuni ufficiali dell'UE,  abbandonando uno riunione al World Economic Forum di Davos alla quale partecipava il presidente Shimon Peres, il primo ministro turco cerca di consolidare il consenso della base islamico-conservatrice del suo partito. 
 
Il supporto che l'AKP ricevette da parte dell'UE in occasione della minacciato di chiusura dello stesso, ha ricordato ad Erdogan che ravvivare il processo di ammissione all'Unione sarebbe andato a tutto vantaggio del partito. Contemporaneamente, il partito d'opposizione CHP, che era  stato trascinato su posizioni anti-europeiste abbastanza anomale e spiegabili solo in chiave anti-AKP, sta cercando di addolcire la sua retorica vis-à-vis l'Europa. Inoltre, per sottolineare il ritrovato entusiasmo nei confronti dell'UE il CHP ha aperto un suo ufficio a Bruxelles. Il partito di destra nazionalista MHP non sembra invece voler cambiare la sua posizione di rigetto nei confronti dell'UE.

La sempre più politicizzata vicenda Ergenekon occuperà sicuramente l'agenda politica turca nel immediato futuro. Indipendentemente dal risultato dell'inchiesta, la vicenda è stata trasformata in un campo di battaglia, sul quale si stanno scontrando frontalmente elementi secolari e anti-secolari della società. Con l'avvicinarsi delle elezioni locali, sarebbe ingenuamente ottimistico sperare in un raffreddamento della tensione politica. In un contesto definito dal confronto, il governo avrà dei problemi a creare un ambiente che contribuisca a facilitare il raggiungimento di un compromesso indispensabile per poter attuare le riforme necessarie all'ingresso nell'UE.  Nel caso in cui l'AKP riesca ad incrementare le sue preferenze nelle prossime elezioni locali, Erdogan potrebbe essere tentato di tornare ad un'agenda politica più islamico-conservatrice, che porterebbe ad un innalzamento del livello della tensione politica.

Mentre a prima vista la Commissione Europea potrebbe risultare insoddisfatta dai lenti progressi delle riforme in Turchia, si può sostenere che la stagnazione attuale collima con gli interessi dell'UE. Visti gli umori degli stati membri, la Commissione Europea è ben contenta di poter rimandare al più tardi possibile il problema della piena adesione turca all'Unione. Dato che otto capitoli del dossier d'adesione sono connessi alla questione dei porti Greco-Ciprioti e la trattativa su cinque ulteriori capitoli e stata sospesa durante la presidenza francese, i negoziati sono verosimilmente destinati a restare bloccati fino a giugno, momento in cui la presidenza dell'UE passerà in mano svedese.



CONCLUSIONI

L'offerta della Turchia all'UE è un processo che dipende da sviluppi politici interni ed esterni. L'instabilità politica che potrebbe seguire le elezioni locali potrebbe congelare de facto la questione, come durante gli ultimi due anni. Non vi è alcun segnale che la tensione politica accumulata durante la chiusura forzata dell'AKP e che ha continuato a montare ulteriormente durante il corso del caso Ergenekon, diminuirà nel futuro prossimo. L'incapacità turca a raggiungere un consenso interno indebolisce il paese nelle relazioni con l'Unione Europea.

Sebbene l'UE abbia espresso ben poco entusiasmo nei confronti della Turchia, i turchi rinnovano il loro impegno ai fini del raggiungimento dell'obbiettivo comunitario.
Le recenti mosse dell'AKP e il cambiamento attitudinale del CHP verso l'Europa sono dei segnali importanti. Essi ci aiutano a capire che essere percepiti come un partito favorevole all'ingresso nell'UE rimane un vantaggio politico considerabile. Il riallineamento pro-europeo che sta avendo luogo all'interno del CHP è molto importante, dato che rende più difficile all'AKP il monopolio della questione europea.
Gli europei che vogliano vedere dei progressi nel processo di integrazione della Turchia in Europa dovrebbero riconoscere l'importanza di incoraggiare questi sviluppi. 






*Le opinioni espresse nel presente saggio rappresentano l'interpretazione dell'autore e non riflettono necessariamente quelle di ICTS.
L'editoriale è stato originariamente pubblicato da East West Studies, Ankara.
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