Occasional Papers Series - Num.03/2009 (Marzo 2009)

occpap05-08

Le ragioni economiche e politiche alla base delle nuove relazioni e dei maggiori investimenti
della Turchia rispetto ai paesi africani
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Sara Saturni
Marzo 2009

La recente apertura della Turchia nei confronti dell’Africa è espressione dell’intenzione turca di perseguire una politica estera multidimensionale e maggiormente diversificata, interessata allo sviluppo di relazioni nuove capaci di determinare dinamiche geopolitiche meno orientate verso l’occidente. Le relazioni tra la Turchia e i paesi africani si sono approfondite come mai in passato, come evidenziato dal vertice di cooperazione tra Turchia e Africa, tenutosi ad Istanbul nell’agosto del 2008. Il vertice potrebbe essere un possibile punto di svolta nella cooperazione turco-africana se sarà seguito da concreti progetti in campo economico e politico. Il maggiore ostacolo allo sviluppo di tali relazioni sembra risiedere nella reciproca mancanza di conoscenza e familiarità, da cui deriva un’incertezza riguardante il modo in cui promuovere le relazioni comuni.
africa



Breve storia delle relazioni tra la Turchia e l’Africa

Dal 1998 è iniziata una ripresa dei rapporti tra la Turchia e l’Africa mediante l’accettazione del Piano di Azione World Bank’s Africa e l’adozione del documento “Opening up to Africa policy” riguardante il rafforzamento della cooperazione politica, economica e culturale nonché lo sviluppo di relazioni diplomatiche. Dal 2005 la ripresa di tale cooperazione si è concretizzata in un forte interesse a sviluppare relazioni con il continente africano. Nel medesimo anno Ankara ha ottenuto lo status di osservatore presso l’Unione africana fino ad arrivare al gennaio 2008 in cui, in occasione dell’ultimo vertice dell’Unione Africana, tenutosi ad Addis Ababa, la Turchia è stata dichiarata un partner strategico. Nel maggio 2008 la Turchia ha concluso il processo di adesione al Gruppo della Banca di sviluppo africana che dovrebbe aprire una collaborazione di respiro continentale con l’Unione africana. Infine, la volontà della Turchia di avvicinarsi all’Africa è stata recentemente coronata con uno storico incontro tenutosi a Istanbul.


Vertice di cooperazione tra Turchia e Africa

Dal 18 al 20 agosto 2008 si è tenuto ad Istanbul il primo vertice turco-africano a cui hanno partecipato i rappresentanti di cinquanta paesi africani, con l’assenza del Mozambico, del Regno di Lesotho e di Swaziland. La principale ragione che ha spinto Ankara ad organizzare il citato summit consiste nella volontà di raddoppiare il volume degli scambi commerciali con l’Africa da qui al 2010. Ma si è parlato molto anche di politica. In generale il vertice ha fornito l’occasione per aumentare i contatti bilaterali e ricercare nuovi modi per sviluppare ed accelerare le relazioni tra la Turchia e l’Africa. Infatti il presidente turco ha avuto incontri bilaterali con i capi delegazione di 42 paesi. Allo stesso modo, gli incontri avuti dal Primo Ministro Erdogan potrebbero essere di impulso per le relazioni con l’Africa per gli anni a venire. Tuttavia, l’importanza degli incontri non va sopravvalutata: il fatto che al vertice fossero presenti solo sei presidenti, segno di una generale mancanza di alti rappresentanti, potrebbe essere interpretato come una mancanza di un reale interesse da parte dei paesi africani. Allo steso modo un certo scetticismo da parte del Sud Africa, paese molto influente negli affari africani, potrebbe significare che i vantaggi dell’apertura della Turchia verso l’Africa non sono chiari agli africani stessi.


Ragioni economiche e politiche sottese alla volontà turca di sviluppare le relazioni

Al centro dell’incontro di Istanbul risiedono chiaramente gli accordi economici: in particolare, i lavori del summit hanno portato a definire un programma di cooperazione in settori quali industria, commercio, sicurezza, cultura, ambiente, alimentazione e iniziative di peacekeeping. L’interscambio tra Turchia e Africa è aumentato del 140% in quattro anni passando da 5,4 a 13 miliardi di dollari a fine 2007 e tale tendenza vuole proseguire come confermato da Ünal Ceviköz, vice-sotto segretario turco del ministero degli Affari esteri, il quale ha affermato di voler aumentare il volume di scambi fino a 30 miliardi di dollari nel 2010.

Il dato che negli ultimi cinque anni 2003 –2008 siano stati investiti 763 milioni di dollari in Africa da parte della Turchia evidenzia l’importanza degli investimenti. Tuttavia, il fatto che il volume di affari totale turco ammonta a circa 300 miliardi di dollari mostra come l’attuale volume di affari con i paesi africani non sia ancora molto significativo; ma ciò non significa che non sia degno di considerazione. Attualmente ci sono centinaia di imprese turche presenti in diversi paesi africani. In particolare, il 40% delle imprese turche operative in Africa lavora esclusivamente in Algeria, soprattutto nel settore delle infrastrutture e degli idrocarburi, ma Ankara preme per un allargamento del proprio raggio d’azione. L’interscambio commerciale tra i due paesi nel 2008 è stato di circa 4 miliardi di dollari. Le esportazioni algerine sono dominate dagli idrocarburi, mentre le importazioni essenzialmente di prodotti industriali e semilavorati si aggirano su 600 milioni di dollari. Gli investimenti turchi nel paese, esclusi quelli relativi ai contratti di partenariato, sono passati dai 40 milioni nel 2004 ai 300 nel 2007. Secondo l’ambasciatore turco in Algeria, sarebbero in fase di studio progetti d’investimento specie nei settori delle costruzioni e del turismo per circa 900 milioni di dollari.

Oltre all’Algeria, sono Egitto e Sudafrica i principali partner commerciali africani della Turchia; Ankara inoltre sta cercando di investire nell’Africa Subsahariana. Il flusso degli scambi con l’Africa, però, secondo il governo turco, è squilibrato: le importazioni sono nettamente superiori alle esportazioni, soprattutto a causa del petrolio algerino. La Turchia ha quindi lanciato la proposta di creare un’area di libero scambio con i paesi africani, in modo da aggirare la concorrenza sul mercato dei prodotti europei, più economici perché fortemente sovvenzionati dai governi.

Il presidente della camera di commercio turco-africana, Riftat Hisarchikloglu ha smentito il fatto che la Turchia sia interessata alle materie prime africane, affermando invece che l’interesse principale risiede nello scambio di competenze e tecnologie con l’Africa, aggiungendo che la Turchia propone di facilitare l’accesso dei mercati africani nel mercato globale. L’Africa è stato il continente dove l’aiuto internazionale turco è continuamente aumentato negli ultimi anni: la Turchia ha donato 7,5 milioni di dollari per mezzo di organizzazioni internazionali per lo sviluppo dell’Africa.

L’agenzia turca di cooperazione internazionale ha espanso la sua area di operazione dopo il 2003. I relativi progetti mirano a sviluppare infrastrutture sociali ed economiche più che a fornire supporto umanitario. L’agenzia ha tre uffici in Africa (in Etiopia, Sudan e Senegal) e opera in 37 paesi africani e dovrebbe aprire altri uffici per realizzare progetti di sviluppo,in particolare per stimolare gli investimenti e il commercio e promuovere una maggiore cooperazione. Le nuove aree di cooperazione allo sviluppo comprendono la sanità, l’acqua, le strutture igienico-sanitarie, l’istruzione, la formazione tecnica, la tutela ambientale e le infrastrutture di trasporto.

Oltre agli aspetti economici la Turchia ha anche delle aspettative politiche sia nel breve che nel lungo periodo. Nel breve periodo la Turchia aveva bisogno del supporto dei paesi africani (disponenti di 53 voti su 128 di cui la Turchia necessitava) per ottenere il seggio non permanente nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU. A tale proposito l’elezione della Turchia al Consiglio dell’ONU può essere interpretata come il risultato di impegni multidimensionali che dimostrano il cambiamento in corso relativo alle priorità della politica estera turca. In cambio del sostegno africano, il ministro turco degli Affari esteri Ali Babacan aveva promesso che la Turchia sarebbe diventata “la voce dell’Africa al Consiglio”. Più in generale a livello politico l’Africa si aspetta il supporto turco attraverso l’ appartenenza di Ankara a varie organizzazioni internazionali.

Altra conseguenze politiche consistono nel fatto che Ankara ha annunciato l’apertura di quindici nuove sedi diplomatiche nel continente (a partire da Dar es-Salam, in Tanzania). La Turchia ha attualmente dodici ambasciate e venti consolati in Africa, mentre solo tredici paesi africani hanno ambasciate a Ankara, tre delle quali sono state aperte solo recentemente. L’apertura di nuove sedi diplomatiche può essere interpretata come segno di un profondo cambiamento della politica estera turca nei confronti dell’Africa. Nel lungo periodo la Turchia intende cooperare con i paesi africani in forum internazionali come l’ONU e scambiarsi opinioni su questioni sia regionali che mondiali. Per questo motivo è stato previsto che il vertice di cooperazione si terrà ogni cinque anni. Un paese africano ospiterà il prossimo summit nel 2013.


Conclusioni

Economicamente lo sviluppo delle relazioni turco-africane può creare benefici per entrambe le parti, aumentando gli investimenti e l’occupazione, ma la Turchia deve riuscire a far passare il messaggio che la situazione è vantaggiosa per entrambi per fare in modo che i seri ed influenti attori africani instaurino delle relazioni con Ankara. Altrimenti i futuri incontri tra la Turchia e l’Africa non creeranno alleanze serie e di lungo termine. La Turchia dovrebbe avere modi diversi di considerare e di rapportarsi con i problemi africani atteso che l’Africa non essendo unita necessita di un approccio diversificato e regionale.Ankara inoltre dovrebbe cercare di porre particolare attenzione alle relazioni bilaterali con i paesi chiave di ogni regione come il Sud Africa, la Nigeria, la Repubblica democratica del Congo e il Senegal. Ed ancora, Ankara dovrebbe continuare a rafforzare i legami con le istituzioni esistenti in Africa come parte di una politica di lungo periodo.






*Le opinioni espresse nel presente saggio rappresentano l'interpretazione dell'autore e non riflettono necessariamente quelle di ICTS.
L'articolo è originariamente apparso su Equilibri.net.

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