Occasional Papers Series - Num.05/2009 (Marzo 2009)

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Nelle elezioni amministrative una “vittoria mutilata” per l’AKP *

Stefano Torelli
Marzo 2009

La tornata elettorale del 29 marzo, valida per il rinnovo delle amministrazioni locali, municipali e provinciali, ha nuovamente consacrato l’AKP di Erdoğan come il primo partito del Paese. Ciononostante, il partito di governo non è riuscito ad imporsi nelle aree del Sud-Est, come sperato dal Primo Ministro e, a livello nazionale, il suo bacino di consenso è apparso diminuito di circa 8 punti percentuali rispetto alle ultime elezioni politiche del 2007. Anche se la crisi economica può in parte spiegare la parziale sfiducia della popolazione, Erdoğan dovrà comunque prendere nuove misure per riguadagnare consensi.
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I risultati e la vittoria del DTP nel Sud-Est

Alla fine degli scrutini di tutti i seggi, il Partito della Giustizia e dello Sviluppo (Adalet ve Kalkınma Partisi, AKP) del Primo Ministro Recip Tayyip Erdoğan si è riconfermato, a livello nazionale, come la prima forza politica del Paese, seguito dal Partito Repubblicano del Popolo (Cumhuriyet Halk Partisi, CHP) e il Partito del Movimento Nazionalista (Milliyetçi Hareket Partisi, MHP). L’AKP ha ottenuto la vittoria in 45 province su 81, tra cui Ankara e Istanbul; il CHP ha ottenuto 13 province, confermandosi la prima forza nella strategica İzmir, ad Antalya e, più in generale, in tutta la fascia costiera sud-occidentale; il MHP ha conquistato 10 province, tra cui Adana. Nell’area del Sud-Est la formazione filo-curda del Partito della Società Democratica (Demokratik Toplim Partisi, DTP) ha ottenuto la vittoria in quasi tutte le province, conquistandone in tutto 8. In maniera particolare, colpisce la percentuale schiacciante con cui il DTP si è confermato in questa zona a maggioranza curda: nella provincia simbolo dell’area, Diyarbakır, ha vinto con il 65,4% dei voti, a Hakkarı con addirittura il 78,9%, a Batman con quasi il 60% e nelle province di Van e Şırnak con più del 53% delle preferenze. Si tratta delle province vinte in assoluto con il maggior numero di consensi.

Proprio il risultato elettorale del DTP risulta essere uno dei più significativi -se non il più significativo- nell’analizzare queste elezioni amministrative. Uno degli obiettivi principali del Primo Ministro Erdoğan era proprio quello di conquistare con il suo AKP le zone della regione del Sud-Est del Paese, a maggioranza curda e maggiore bacino di consensi per il DTP. Un’eventuale vittoria in quest’area, infatti, sarebbe stata funzionale ad un maggior controllo del governo centrale sul territorio, soprattutto in chiave anti-PKK, proprio in un momento in cui gli attacchi della guerriglia curda hanno ricominciato a crescere di intensità; inoltre, amministrando direttamente la regione sud-orientale, il governo avrebbe sicuramente potuto accelerare le riforme e gli investimenti mirati allo sviluppo dell’area. Ciò avrebbe avuto, secondo i piani di Erdoğan, un impatto sociale, economico, politico e di sicurezza: dal miglioramento delle condizioni di quest’area, a tutt’oggi una delle meno sviluppate del Paese, con grandi problemi di povertà, disoccupazione e carenza di infrastrutture, scaturirebbe un rilancio di tutta l’economia nazionale, un innalzamento degli indici della qualità della vita della popolazione locale e, di conseguenza, una maggiore fiducia nel governo di Ankara. Ciò potrebbe costituire, infine, la chiave di volta per la sconfitta dei movimenti di guerriglia curdi, che godono ancora dell’appoggio di una parte della popolazione dell’area.

Durante la campagna elettorale lo stesso Primo Ministro aveva più volte dichiarato ufficialmente l’importanza di conquistare tali province, andando personalmente a tenere di comizi nella zona e ribadendo l’importanza strategica del Sud-Est, mettendo di fatto la popolazione di fronte ad una scelta tra il mantenimento della loro identità curda e la possibilità di maggiori investimenti di Ankara nell’area. In questo senso, i cittadini del Sud-Est sembrano aver dato una chiara risposta ad Erdoğan, mostrando un senso di sfiducia circa le reali intenzioni e possibilità del governo di portare maggiore benessere nella regione, nonostante gli sforzi compiuti dal Primo Ministro per affrontare con più incidenza la questione curda, tramite la creazione di un nuovo Sottosegretariato per la Sicurezza Domestica e l’annuncio di un programma di investimenti. Nel primo caso, la scelta di Erdoğan, avvenuta in ottobre a seguito dell’attacco del PKK alla Gendarmeria presso la provincia di Hakkarı, mirava a togliere responsabilità ai militari a vantaggio dell’apparato civile, come segnale di collaborazione con la popolazione sud-orientale, che ha storicamente subito diverse repressioni per via dei metodi di risposta dell’Esercito e del suo approccio alla questione curda, fondato più sull’uso della forza che sulla politica. Per ciò che concerne lo sviluppo, il Primo Ministro aveva dichiarato di voler investire circa 12 miliardi di dollari entro i prossimi 5 anni. La vittoria del DTP lascia Erdoğan incerto sull’effettiva realizzazione dei suoi piani, ma non è l’unico elemento a preoccupare il governo dopo l’esito delle urne.


L’avanzamento dell’opposizione

Sul fronte nazionale l’AKP, con circa il 39% dei voti, ha perso addirittura l’8% rispetto alla tornata elettorale per il rinnovo del Parlamento e del governo nel 2007. In quell’occasione l’attuale partito di maggioranza aveva ottenuto un risultato storico, raggiungendo più del 47% delle preferenze totali; si tratta della prima volta dal 2002 che l’AKP perde consensi rispetto alle elezioni precedenti, prendendo in considerazione sia quelle politiche, che le amministrative. A fronte di tale calo nei consensi, il CHP ha guadagnato quasi 5 punti percentuali, mentre i nazionalisti del MHP hanno ripetuto la buona prestazione del 2007, con circa il 15% delle preferenze totali. Ciò vuol dire che, a distanza di due anni dalla consacrazione dell’AKP, nel Paese le istanze nazionaliste non si sono spente, ma continuano a giocare un ruolo importante nella vita pubblica e, d’altro canto, i Repubblicani del CHP, “alleati naturali” dell’apparato militare, hanno ridotto il margine di differenza con l’AKP. Sebbene i voti di MHP e CHP insieme non raggiungano comunque la percentuale dell’AKP, per Erdoğan tutto ciò sta a significare una battuta d’arresto rispetto alla sua opera riformatrice e un primo segnale di sfiducia da parte dell’elettorato, su cui riflettere per evitare un calo ulteriore nel corso dei prossimi mesi.

In maniera particolare, destano segnali di preoccupazione le sconfitte incassate direttamente da alcuni esponenti del governo, scesi in campo in prima persona in alcune delle province più importanti che l’AKP non è riuscita ad ottenere. Nella provincia di Antalya il Ministro della Giustizia Mehmet Ali Şahin, pur mobilitando tutte le risorse disponibili e conducendo una campagna elettorale molto impegnata, non è riuscito a dare lustro al proprio candidato locale Menderes Türel, sconfitto dal rappresentante del CHP Mustafa Akaydın, rimosso da questo incarico lo scorso anno dal Presidente Gül e riconfermatosi a sorpresa; nella provincia di Mersin, allo stesso modo, il Ministro del Commercio Estero Kürşad Tüzmen, nonostante una campagna di tre settimane, non ha strappato la provincia al governatore del CHP uscente, Macit Özcan. Anche i Ministri dell’Educazione, dell’Agricoltura, della Difesa, pur essendosi spesi in prima persona per sostenere i candidati dell’AKP rispettivamente nella provincia di Van, Diyarbakır e İzmir, non sono riusciti a convogliare intorno al partito di governo i consensi. Ad Izmir l’AKP non ha conquistato neanche uno dei 30 seggi disponibili. Nella provincia di Şanlıurfa, addirittura, il candidato dell’AKP e governatore uscente Ahmet Eşref Fakıbaba si è dimesso dal partito e ha vinto con una lista indipendente, dopo essere stato messo in discussione da alcuni membri dell’AKP. Nella provincia di Muğla il candidato dell’AKP Beyhan Korkut è stato arrestato per corruzione il giorno dopo aver perso contro il candidato del MHP.

L’opposizione dunque sembrerebbe guadagnare consensi rispetto all’AKP e, come conseguenza delle sconfitte subite nonostante l’impegno di alcuni ministri del governo, non è escluso che Erdoğan decida di effettuare un rimpasto all’interno dell’esecutivo. In particolar modo, potrebbero essere sostituiti i Ministri delle Finanze (Kemal Unakıtan), del Commercio Estero (Kürşad Tüzmen), dell’Istruzione (Hüseyin Çelik), dei Trasporti (Binali Yıldırım), dell’Energia e delle Risorse Naturali (Hilmi Güler) e della Difesa (Vecdi Gönül). Il possibile avvicendamento in queste posizioni governative potrebbe essere non solo la diretta conseguenza dalle sconfitte nei rispettivi collegi amministrativi, ma potrebbe anche costituire una tattica del Primo Ministro, in modo da dare un segnale di rinnovamento e tentare di riconquistare i voti persi. Lo stesso AKP dovrebbe nelle prossime settimane rinnovare in parte i propri vertici, con l’obiettivo di portare avanti nuove strategie per far fronte alla crisi economica, produttiva ed occupazionale in corso e dare risposte soddisfacenti alla popolazione.



Le sfide future per l’AKP

In concomitanza con il calo di consensi subìto dopo le elezioni del 29 marzo, l’Istituto di Statistica Nazionale della Repubblica turca (Türkstat) ha reso noti i dati relativi alla crescita economica dell’ultimo quarto del 2008, fornendo un ulteriore segnale allarmante per il governo. La contrazione del periodo in questione, prevista tra il 5,4% e il 5,8%, è stata invece del 6,2%. Tale dato è il peggiore dai tempi della crisi economica che colpì il Paese nel 2001 (in quell’occasione il dato della decrescita dell’ultimo quarto dell’anno era del 9,2%) e le previsioni per il primo quarto del 2009 sono addirittura peggiori: l’economia potrebbe subire una contrazione del 10%. Tali dati, conseguenza diretta della crisi economica a livello mondiale, in parte spiegano anche il calo di consensi per l’attuale governo, probabilmente ritenuto responsabile di non aver saputo far fronte in maniera efficace all’emergenza. Allo stesso tempo, però, spingono l’AKP a prendere delle misure cautelative in tempi rapidi, in modo da evitare un’ulteriore precipitazione dell’economia, che comporterebbe un tasso di disoccupazione (peraltro già in crescita) più alto, un maggiore impoverimento soprattutto delle classi medie e lo spettro di possibili tensioni sociali. Tale scenario sarebbe molto preoccupante, soprattutto nella parte sud-orientale del Paese, stretta tra la morsa della povertà e dalle pressioni della guerriglia curda.

Il Premier dovrà presto lavorare anche alla nuova riforma costituzionale, la quale avrebbe dovuto prendere piede già da mesi, ma è stata bloccata dall’ostruzionismo del CHP. Anche in questo senso, Erdoğan dovrà riuscire a prendere maggiormente in considerazione le istanze del maggiore partito di opposizione, proprio in virtù delle indicazioni degli elettori. La riforma della Costituzione è uno degli scopi dell’attuale amministrazione turca, dal momento che rappresenta uno dei passaggi più importanti (e imprescindibile) verso una possibile adesione all’Unione Europea, obiettivo primario dell’AKP al governo. Il cammino di Ankara verso l’adesione all’UE è messo a dura prova, non solo dalle titubanze dell’opposizione, ma anche dalla popolazione stessa, come dimostrano i sondaggi in materia che, dal 2002 ad oggi, evidenziano una disaffezione costante dell’opinione pubblica nei confronti della questione. A premere maggiormente, sembrano attualmente essere i temi di carattere economico ai quali il Primo Ministro dovrà dare una risposta nel breve termine, con l’obiettivo di far ripartire la crescita e concentrarsi nuovamente sui negoziati con Bruxelles.


Conclusioni

Le elezioni amministrative tenutesi il 29 marzo hanno dato un segnale all’amministrazione Erdoğan difficilmente trascurabile. Laddove l’AKP sperava di confermare il proprio radicamento nel Paese e, soprattutto, nelle aree più remote del Sud-Est, l’esito è stato per alcuni versi inaspettato. Conquistare le province a maggioranza curda sarebbe stato difficile, nonostante molti membri del governo stesso abbiano partecipato in prima persona alla campagna elettorale per espugnare al DTP tali governatorati. Se, quindi, la sconfitta nel Sud-Est era stata messa in conto dal partito di governo, nonostante non ci si aspettasse un simile distacco, i segnali più allarmanti sembrano essere altri.

Il calo di ben 8 punti percentuali, contestualmente alla crescita dei consensi del CHP e alla riconferma del MHP quale terza forza politica a livello nazionale, impongono ad Erdoğan dei cambiamenti nell’agenda politica. Il Primo Ministro, oltre a rivedere l’assetto del governo e della dirigenza dell’AKP, dovrà riuscire ad intavolare una discussione interna per la riforma costituzionale e dovrà far fronte agli effetti della crisi economica che, in Turchia, stanno avendo in questo periodo l’incidenza maggiore. Il risultato di questa tornata elettorale potrebbe essere uno sprone ad accelerare tutti tali processi e il Premier avrà un incentivo maggiore nel prendere le decisioni necessarie, nella consapevolezza di non avere il Paese in pugno come fino a tre giorni fa.







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