Occasional Papers Series - Num.09/2009 (Maggio 2009)

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Azerbaijan: il complicato gioco delle contrattazioni sul gas naturale*

Chiara Caccinelli
Maggio 2009

A fine aprile si è tenuta una conferenza a Baku, capitale dell'Azerbaijan, in cui il presidente dello stato caucasico Ilhalm Aliyev ha confermato il suo interesse per la scelta dell'Europa come principale destinazione nell'esportazione di gas naturale proprio e, potenzialmente, anche di quello turkmeno che dovrebbe arrivare nel continente europeo proprio tramite lo stato azero. Nonostante la situazione possa apparire rassicurante, l'impegno azero non si può dare per scontato. Nella rete di contrattazioni si trovano infatti l'Azerbaijan che chiede una risposta celere e attiva da parte dell'Unione Europea, la Russia che lusinga lo stato caucasico con accordi immediati ed attraenti e da ultimo la Turchia che in accordo con la Russia sfrutta la sua posizione strategica a danno degli europei usando tattiche di temporeggiamento che scoraggiano gli investitori e promuovono un diffuso scetticismo.
azgas



Il Nabucco e gli accordi con l'Unione Europea

Se da un punto di vista economico l'Azerbaijan non ha necessariamente bisogno degli investimenti europei per sviluppare le potenzialità delle proprie ingenti riserve di gas, da quello politico la proposta europea è un'ottima occasione per Baku di aprirsi ad Occidente. Lo scorso gennaio a Budapest si è tenuto un incontro in cui si è effettivamente concretizzata la prospettiva di un investimento europeo per il progetto Nabucco – un gasdotto di oltre 3.000 chilometri che dovrebbe collegare la Turchia all'Austria – e che si è concluso con l'approvazione di un testo sostenuto dal presidente azero e dalle rappresentanze di oltre dieci paesi, tra cui il Turkmenistan. Nonostante gli entusiasmi e la retorica, l'Unione Europea non si è sbilanciata troppo, specie per quanto riguarda i finanziamenti: il Presidente della Banca Europea per la Ricostruzione e lo Svilippo, Thomas Mirrow, ha dichiarato di voler vedere un accordo intergovernativo prima di garantire i finanziamenti della BERS, ma il testo non sarà firmato prima del prossimo giugno.I continui ritardi e l'instabilità decisionale dimostrata dall'Unione Europea potrebbe spingere l'Azerbaijan a trovare strade alternative e ad affidarsi a partner che propongono sicurezze economiche immediate.


La via della diversificazione

Nonostante l'atteggiamento favorevole dimostrato dall'Azerbaijan durante il meeting in Ungheria e l'interesse confermato nell'incontro con il presidente della Commissione Europea Barroso, Aliyev si rifiuta di legarsi ad un “impegno prematuro” che lo porterebbe alla dipendenza da unico acquirente, simile a quella che l'Unione Europea intrattiene con la Russia e da cui sta cercando appunto di liberarsi. Essendo l'unico stato che investe le proprie riserve di gas nel progetto, l'Azerbaijan non intende soffrire gli svantaggi dell'indecisione europea ed inizia a valutare le offerte della compagnia russa Gazprom, la quale si impegna ad acquistare l'intero volume di esportazioni a prezzi netback (ossia al netto dei costi dei trasporti) così poi da rivenderlo agli Europei come fosse russo. Aliyev si è riferito a questa possibilità definendola “interessante” e “da considerare” e, dopo un incontro con il presidente della SOCAR (State Oil Company of Azerbaijan), la compagnia russa è riuscita ad assicurarsi una promessa di cooperazione a lungo termine e la firma di un Memorandum of Understanding che darà inizio alle trattative per l'acquisto di gas azero da parte della Russia già dall'anno prossimo. Negli accordi sono inoltre previste delle operazioni di controllo e ammodernamento delle strutture lungo la pipeline di oltre 200 chilometri che collega Baku alla città di Novo-Filya nel Daghestan. Molti hanno interpretato questo incontro come la fine del progetto Nabucco che nella prima fase si alimenterebbe completamente con gas azero, poi mischiato nella seconda fase con rifornimenti di altri paesi dell'Asia Centrale. Una preoccupazione confermata inoltre dal direttore del Centro studi sui mercati energetici dell'Accademia Russa delle Scienze, Tatiana Mitrova, che ammette la possibilità che l'accordo Gazprom-SOCAR lasci a secco il gasdotto diretto in Europa.

Il capo della SOCAR, comunque, smentisce le notizie russe e rassicura i vicini occidentali che il Memorandum prevede la vendita di gas alla Russia a partire dal 2010 mentre, come d'accordo, la quantità di gas necessaria per alimentare il Nabucco sarebbe disponibile solo dopo il 2014-15, data prevista per l'inizio della seconda fase del progetto per lo sviluppo del giacimento di gas naturale Shah Deniz (potenzialmente da 20 miliardi di metri cubi l'anno); il gas riservato ai russi, secondo le dichiarazioni della major azera, sarebbe solo quello necessario a far fronte ai bisogni dell'area limitata del Daghestan. In realtà, l'assenza nel Memorandum di riferimenti specifici riguardo all'effettiva quantità di gas promesso ai russi è piuttosto significativa.

A favore dell'Europa ci sono le dichiarazioni del presidente azero e la sua intenzione, ribadita più volte, di non sacrificarsi ad una single route. Aliyev ha infatti affermato: "Per l'Azerbaijan la cooperazione in questo settore è un elemento nella diversificazione delle forniture di gas, dal momento che oggi il metano dell'Azerbaijan è trasportato verso Occidente. Diversificare le forniture ed entrare in nuovi mercati, naturalmente, ha un grande interesse per l'Azerbaijan, come per gli altri paesi".


La mossa di Mosca

Fin dal 2008 il Cremlino si è proposto di comprare gas azero a prezzi davvero vantaggiosi e può finora vantare la firma del Memorandum che potrebbe assicurargli una quantità di gas tale da alimentare le regioni a sud del Paese, nonché la possibilità di riesportarlo ai vicini europei attraverso il gasdotto South Stream, tuttora in programma. Sia il Cremlino che il governo turco AKP, inoltre, stanno proponendo all'Azerbaijan di concludere accordi DAF (Delivered at frontier) per l'acquisto di gas; tali accordi prevedono che lo stato acquirente diventi il proprietario della risorsa e abbia la possibilità di riesportarlo, cosa che sarebbe chiaramente svantaggiosa per lo stato di Aliyev sia dal punto di vista economico che da quello strategico dato che l'Azerbaijan si ritroverebbe privato non solo di uno sbocco verso Occidente, ma anche di un genuino controllo economico sulle proprie risorse. Tuttavia, mentre la Turchia insiste affinché l'Azerbaijan accetti di vendere a prezzi molto inferiori a quelli di mercato, la proposta di Mosca è chiara: temendo una riduzione delle risorse di gas naturale nei prossimi anni, il Cremlino mira ad introdurre prezzi di vendita netback a partire dal 2011, uniformando quindi i prezzi del gas in Russia con quelli in Europa dopo averli adeguati in base alle tasse per l'esportazione e ai costi per il trasporto e per le tariffe di traffico. Da un punto di vista prettamente commerciale non sembra avere molto senso rivendere gas azero come fosse russo agli stessi prezzi netback europei, ma l'offerta di Mosca ha un'importanza strategica fondamentale perché devierebbe il gas dello stato caucasico verso la Russia e lascerebbe a secco il Nabucco. Quella della Russia è una sfida all'Europa sul suolo azero.

Aliyev sembra aver gentilmente rifiutato accordi di tipo DAF e aver chiesto invece al Cremlino di fornire servizi di transito per permettere al gas azero di raggiungere l'Europa, cosa assolutamente insolita per la Russia che, a differenza di stati come l'Ucraina e la Georgia, è abituata a comprare gas da stati dell'Asia Centrale alla frontiera e a rivenderli poi ad ovest come fosse gas russo. Se tale schema fosse adottato anche dall'Azerbaijan i produttori del Mar Caspio sarebbero isolati dall'Europa e alla Russia sarebbe offerta la possibilità di controllare e manipolare l'intero flusso di gas proveniente dal bacino meridionale del Mar Caspio. Neanche le parole di Valery Yazev, presidente dell'Associazione russa del Gas e della Commissione Energia della Duma, lasciano dubbi riguardo agli interessi del Paese di stringere accordi bilaterali con l'Azerbaijan per la fissazione del prezzo a spese dell'Europa sottolineando quanto sia necessario sviluppare una stretta interazione con Baku offrendo “il prezzo più alto possibile” per assicurarsi il gas azero.


Le 'tattiche di temporeggiamento' della Turchia

Se da un lato l'Azerbaijan ha confermando l'impegno per il progetto Nabucco nella conferenza di Budapest di fine gennaio, dall'altro il presidente Aliyev ha citato quattro fattori che saranno cruciali per la decisione finale: 1) il rispetto dei tempi accordati per la costruzione del Nabucco, 2) il suo finanziamento, 3) il prezzo d'acquisto del gas azero e 4) il regime di transito sulla Turchia e sugli altri paesi. Il rispetto delle scadenze per il progetto europeo è quindi fondamentale e offre a paesi come la Turchia la possibilità di sfruttare a proprio vantaggio l'indecisione europea dato il necessario transito della pipeline sul proprio territorio. La tattica turca per ora consiste infatti nel rallentare le trattative di negoziazione ponendo delle condizioni alle parti contraenti e rispecchia la volontà del governo AKP di stringere un'intesa strategica con la Russia. Se la Turchia non darà il via libero al transito sul proprio territorio, l'Unione Europea e l'Azerbaijan non potranno accordarsi su progetti futuri e già la data d'inizio della seconda fase dei lavori nell'immenso giacimento di Shah Deniz è stata posticipata fino al 2016, e non potrà comunque cominciare finchè i problemi con Ankara non saranno effettivamente superati. Inoltre, essendo questa data strettamente correlata alla costruzione del gasdotto del Nabucco, rimandarne l'inizio significa anche ritardare gli investimenti nel progetto europeo danneggiando quindi l'Unione anche dal punto di vista economico.

L'attuale mancanza di alternative al passaggio della pipeline sul territorio turco permette alla Turchia di chiedere concessioni e vantaggi unilaterali; da una parte il governo di Ankara mira ad un accordo di intesa con il Cremlino, e dall'altra sente di possedere mezzi per ricattare l'Europa ed influenzare così anche le lente trattative per il suo ingresso nell'Unione. La Turchia vuole inoltre distogliere la Russia dal progetto South Stream, un rivale del Nabucco, perché rifornirebbe l'Europa evitando di transitare sul suolo turco e rimpiazzerebbe il Blue Stream Two, un progetto molto ambizioso che porterebbe gas in Turchia attraverso il Mar Nero e che rimane ovviamente l'opzione preferita da Ankara. La volontà turca di includere il Gazprom nel Nabucco è da inquadrarsi proprio nel tentativo di riportare alla luce il Blue Stream Two, anche se con qualche modifica, e di impedire che la Russia concluda invece accordi con l'Europa riguardo al South Stream, che la lascerebbe fuori dai giochi. La Turchia è inoltre intenzionata ad abbandonare la sua condizione di semplice Stato di transito per trasformarsi in un vero e proprio hub delle rotte energetiche comprando porzioni di gas dalle pipelines di transito e riesportandole a paesi terzi a prezzi maggiorati, idea che ovviamente entra in contraddizione con la politica di mercato russa.


Prospettive a breve

Dopo cinque anni di attesa l'Azerbaijan chiede all'Unione Europea di presentarsi al tavolo dei negoziati con voce unanime, e non si dice più disponibile ad accettare ulteriori dilazioni. La presidenza di turno dell'Unione, affidata alla Repubblica Ceca, ha fissato proprio per oggi, 8 maggio, un summit a Praga per trovare una politica comune riguardo al Southern Corridor. Se le trattative non dovessero andare a buon fine la Turchia potrebbe sfruttare l'indecisione dei 27 stati membri a suo vantaggio e procedere con accordi bilaterali. Il metodo di contrattazione del governo di Ankara non ha molte speranze con il Cremlino dato che la Russia può comunque contare su altri sbocchi di esportazione verso Occidente; gli stati che invece potrebbero davvero soffrire delle tattiche di temporeggiamento turche sono l'Azerbaijan – che si troverebbe isolato e costretto ad optare per la single route russa – e l'Unione Europea – che perderebbe l'occasione di diversificare le importazioni. Nonostante le rassicurazioni del presidente Aliyev riguardo all'interesse azero per il Nabucco, è Gazprom a poter contare su un accordo scritto con l'Azerbaijan; un beneficio che l'Unione Europea non può ancora vantare.





*Le opinioni espresse nel presente saggio rappresentano l'interpretazione dell'autore e non riflettono necessariamente quelle di ICTS.
L'articolo è stato originariamente pubblicato da Eqilibri.

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