Occasional Papers Series - Num.10/2009 (Maggio 2009)

occpap05-08

Energie rinnovabili ed investimenti: il ruolo della Turchia*

Luca Battiato
Giugno 2009

Gli effetti del surriscaldamento globale e l’inquinamento creato da rifiuti dannosi hanno sollevato un dibattito riguardante tanto l’utilizzo delle fonti rinnovabili che degli investimenti da poter sviluppare in Turchia in questo settore promettente.
La Turchia dispone di tutti i tipi di risorse energetiche ma rimane fondamentalmente un paese importatore di energia: oltre la metà del fabbisogno energetico proviene da altri paesi.
Lo stesso processo di saturazione delle risorse energetiche interne comporta la realizzazione in tempi brevi di un processo di transizione verso l’utilizzo di fonti rinnovabili.
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Il mercato dell'energia

Considerata la risorsa rinnovabile per eccellenza, non esauribile e non inquinante è l’energia idroelettrica. quella che presenta i migliori vantaggi economici. In Turchia solo un terzo dei siti utili sono stati sfruttati. La maggior parte delle fonti rinnovabili di energia idroelettrica sono ad alto impiego di capitale ma con costi operazionali più bassi rispetto ad altre opzioni, come il nucleare.

Oltre ad essere una risorsa non inquinante, la diga idroelettrica è importante per il controllo delle inondazioni e la regolazione della fornitura d’acqua. Il numero di questi impianti da parte di fornitori privati sta crescendo progressivamente (la domanda dell’energia elettrica in Turchia cresce dell’8/9% l’anno), grazie ad una politica da parte del governo aperta alla privatizzazione di questo settore. L’ “Energy Market Regulation Agency” ha detto che l’obiettivo del paese sarò quello di fare del settore privato l’unico attore in gioco circa la distribuzione dell’energia entro il 2020.

In secondo luogo, la Turchia è tra i paesi più ricchi in termini di potenziale geotermico, in quanto posizionata in una delle più grandi zone geotermiche: la cintura vulcanica del Mediterraneo. Sono state individuate circa 1000 fonti esistenti sul territorio. L’attuale utilizzo dell’energia geotermica è basso rispetto al suo potenziale. A copertura completa sarebbe possibile raggiungere il 12,7% del fabbisogno energetico turco. Sei zone geotermiche sono state recentemente individuate nel sud ovest del paese, adatte per la produzione di energia: la “Germencik-Aydin”, nella provincia di Aydin, la “Canakkale-Tuzla”, la “Izmir-Sefirihiser” e la “Dikili-Bergama” in Izmir, la “Aydin-Salvatli” e la “Kutahya-Simav” nella provincia di Kutahya.

Un parte molto importante della Turchia è soggetta all’utilizzo di energia solare. Il potenziale energetico della Turchia in questi termini corrisponde all’equivalente di 1.3 milioni di tonnellate di petrolio. Per quanto riguarda l’impatto ambientale questo tipo di energia facilita la riduzione di CO2 nell’atmosfera e migliora la qualità dell’acqua.


Energia eolica e investitori stranieri sul territorio

L’aspetto prinicipale legato alla situazione energetica turca è il fatto che il paese non ha fornitori di energia interni. Il fatto di essere uno Stato dipendente è aggravato dalle crisi finanzarie che il paese è costretto ad affrontare. Un secondo punto interessante riguarda la sicurezza dei fornitori in questione. Ad esempio, il fatto che l’Iran, secondo fornitore della Turchia, abbia chiuso recentemente uno dei suoi gasdotti naturali, mette in serie difficoltà l’autonomia energetica del paese e richiama l’attenzione sul bisogno di fonti di energia rinnovabili da sfruttare sul territorio.

La società francese “Akuo Energy” ha annunciato che porterà avanti un progetto che prevede la costruzione di un impianto eolico entro la fine dell’anno, in seguito alla licenza ottnuta dal “Energy Market Regulatory Authority”, nella zona centrale dell’Anatolia. La società francese ha sottolineato che metterà a disposizione una somma di 2 milioni di dollari da investire in energia rinnovabile in Turchia.

Un’altra società europea, la tedesca EPURON, vorrebbe investire nella costruzione di 10 impianti eolici sul territorio. Non appena ricevuto il permesso da parte dell’autorità regolatrice del mercato elettrico (EMRA), inizieranno a costruire a Izmir, Balikesir e Bursa; tutte zone dove la presenza del vento crea grosse possibilità per questo tipo di investimenti.

Un altro evento da sottolineare è stato l’accordo segnato nel 2007 con lo Stato da parte della società americana General Electric (GE) per l’istallazione di 52 turbine eoliche. Il governo ha inoltre portato avanti una politica di regolamentazione sul tema dell’energia rinnovabile tutta in linea con i requisiti dell’Unione Eurpea. Il mercato dell’energia rinnovabile ha un potenziale di oltre 300 milioni di dollari, dovuto da un lato al costante declino di fonti come il petrolio e il gas, dall’altro al bisogno di affrontare il grosso tema del riscaldamento globale e i problemi che esso crea. Il bisogno di energia da parte del paese cresce del 7/8% l’anno.
Tra le maggiorni società intente ad investire nel settore delle energie rinnovabili è presente la “Statkraft”, azienda norvegese la quale poche settimane fa ha investito circa 1.2 milioni di dollari in impianti idroelettrici. Da non dimenticare è l’accordo siglato tra la “TPAO”, la corporazione turca del petrolio, la “ExxonMobil” e la “EOG” circa la possibilità di aumentare lo sfruttamento di riserve di idrocarbone in Turchia. Gli impianti verranno installati nelle regioni sud – orientali della Turchia e vicino al Mar Nero dove sono già presenti riserve di gas naturali.
Il governo turco da questo punto di vista sembra incline ad accellerare gli investimenti in questo settore e a ridurre la dipendenza energetica dall’estero.

Questo spiega la decisione di mettere in primo piano una politca di liberalizzazione al fine di aumentare la produzione di energia attraverso investimenti privati. Ciò migliorerebbe l’efficenza dell’azienda da un lato e dall’altro i benefici dei consumatori attraverso l’abbassamento dei prezzi.

Quando il primo ministro Erdogan ha dichiarato che il 2008 sarebbe stato “l’anno dell’energia”, alcune regole importanti sono state introdotte per far fronte al problema energetico, come la legge sui trasporti per ridurre l’inquinamento e il riscaldamento nelle abitazioni, dato che oltre il 70% dell’energia utilizzata negli edifici viene spesa per il riscaldamento.


La reazione del governo

Nonostante la crisi finanziaria, la Turchia non ha esitato a portare avanti un programma nucleare. Il paese ha infatti dichiarato che il prossimo 24 settembre sarà il termine ultimo per la gara di appalti nella costruzione della prima centrale, la quale sarà costruita a Akkuyu sulla costa del Mediterraneo. Il nuclare portrerebbe grossi benifici al paese in termini di fabbisogno energetico, raggiungendo il 20% entro il 2030.

Dal punto di vista strettamente politico è da sottolineare la nomina di Ahmet Davutoglu a ministro degli Affari Esteri. La sua attenzione più verso il Medio Oriente che ad Occidente non ha bloccato l’interesse da parte degli investitori europei e statunitensi verso la Turchia. Se, in passato, le tendenze filo-islamiste all’interno del governo hanno creato grossi problemi finanziari e la riduzioni di investimenti diretti sul territorio, la situzione attuale rispetto all’energia non risulta alterata. La Turchia continua ad attuare una politica regolatoria verso l’Europa favorendo gli investitori con agevolazioni fiscali; dall’altro continua il dialogo con gli stati orientali come Iran e Siria. Dal punto di vista strettamente legato al tema dell’energia rinnovabile il ruolo “ponte” della Turchia non crea alcun rischio in termini di investimenti profiqui sul territorio.
Il governo infatti ha concesso prestiti al settore dell’energia che ammonteranno approssimativamente a 130 milioni di dollari nel 2020. Con questi incentivi e il supporto delle banche, compagnie straniere sono in grado di portare a termine nuovi progetti per sfruttare il mercato dell’energia rinnovabile.
“Garanti Bank” per esempi ha dato 1,5 milioni di dollari per progetti nel settore energetico.
La banca statale “Bank of Turkey” ha detto che la somma di denaro fornita per questo tipo di mercato ha raggiunto gli 800 milioni di dollari per più di 20 progetti legati all’energia eolica.
In generale, oggi, i prestiti sono rivolti fondamentalmente a progetti per il settore idroelettrico e in secondo luogo per quello eolico, dato che l’ultimo deve essere sviluppato in rapporto all’area geografica dove è presente il vento. Sulla stessa linea si mantiene anche “Yapi Kredi” che sta dando 1,3 millioni di dollari in prestiti per progetti sull’energia. Nonstante il fatto che la produzione industriale sta attraversando una fase di rallentamento dovuta alla crisi, banche turche e straniere continuano a concedere prestiti cospicui per il rinnovabile, sottolineando il fatto che investimenti nel mercato energetico sono stati leggermenti colpiti dalla crisi globale.


Conclusioni   

Come abbiamo mostrato lungo l’analisi, il mercato energetico in Turchia si sta sviluppando rapidamente. Al momento presente possiamo individuare 3 aspetti princiapli che fanno della Turchia un paese promettente rispetto al settore dell’energia rinnovabile. Prima di tutto la necessità di diventare uno Stato indipendente circa i fornitori di energia, attraverso una riduzione del supporto dagli stati confinanti. In secondo luogo, la Turchia risulta geograficamente adatta per sviluppare questo tipo di mercato in linea con gli standard europei. Terzo, la situazione politica non influisce sulla crescita di questo mercato dato che il governo e le banche si mostrano molto aperte nell’incoraggiare investimenti stranieri sul territorio.





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