Occasional Papers Series - Num.19/2009 (Ottobre 2009)

occpap05-08

Cresce la dimensione orientale della politica estera turca*

Kemal M. Kaya
Ottobre 2009

Nonostante le incertezze e le complicazioni rimangano, gli accordi firmati tra Turchia ed Armenia indicano il potenziale per l’aumento delle possibilità turche di accesso al Caucaso ed all’Asia Centrale. Inoltre, gli accordi di cooperazione che sono stati recentemente ratificati tra gli stati turcofoni sono potenzialmente destinati a generare ripercussioni di  vasta portata a livello culturale, economico e politico. Ma in queste, un ruolo di primo piano è sempre più ricoperto da Kazakistan ed Azerbaigian e non dalla Turchia.
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Lo scenario

Durante il suo primo mandato, il governo del Partito per la giustizia e lo sviluppo (Adalet ve Kalkınma Partisi, AKP) ha dato priorità al rafforzamento delle relazioni della Turchia con l’Unione Europea. Dal 2007, la politica estera del governo turco si è concentrata sullo sviluppo delle relazioni con i paesi vicini. La Turchia ha infatti firmato una serie di accordi con gli stati confinanti in conformità alla strategia di “azzeramento dei problemi”, l’ultimo dei quali è stato il recente patto con l’Armenia. Una particolare priorità è stata riservata ai paesi medio orientali, in linea con l’ideologia dell’AKP, di tendenza islamico-conservatrice.

Pur perseguendo una politica proattiva nei confronti dell’Unione Europea e del Medio Oriente, il governo dell’AKP, dall’attacco russo in Georgia del 2008, ha lasciato il fronte del Caucaso e dell’Asia Centrale largamente incustoditi. Dopo lo scoppio della guerra, la Turchia ha cercato di entrare in scena con una proposta denomiata “Piattaforma di Stabilità e di Cooperazione nel Caucaso”, un tentativo che non è stato preso sul serio da nessun altro paese della regione. Nonostante questa battuta d’arresto, la Turchia ha continuato a tentare di affermare un’influenza sul fronte del Caucaso e del Mar Nero. In questo contesto, in agosto sono stati firmati numerosi protocolli con la Russia, in occasione della visita ad Ankara del Primo Ministro Vladimir Putin. Il protocollo sottoscritto con l’Armenia rappresenta ovviamente un nuovo importante passo nello sviluppo della politica estera turca. Tuttavia, gli osservatori internazionali hanno rivolto meno attenzione all’evolversi dei rapporti tra gli stati turcofoni ed all’impatto che questi avranno sull’orientamento della politica estera turca.
Durante il periodo immediatamente successivo alla fine della Guerra Fredda, la Turchia ha nutrito grandi speranze nella possibilità di estendere la propria influenza agli stati turcofoni di recente indipendenza dell’Asia Centrale. I Presidenti Turgut Özal e Süleyman Demirel hanno contribuito a sviluppare i legami della Turchia con il mondo turcofono dal Caucaso fino all’Asia Centrale. Tuttavia, molto di questo impulso si è perso negli ultimi dieci anni, con la retrocessione della dimensione turcofona della politica estera turca. Questo declassamento è in parte un riflesso  dell’estraneità ideologica dell’AKP nei confronti del mondo turcofono nel quale la dimensione religiosa musulmana conta meno che in Medio Oriente. D’altra parte, le relazioni economiche con questi paesi hanno continuato a rafforzarsi. La crescita economica sperimentata sia in Turchia che nei paesi turcofoni produttori di petrolio e gas ha dato ai rapporti con i turcofoni una notevole spinta. In un contesto di continuo sviluppo economico, anche le interazioni sociali e culturali precedentemente inaugurate si sono potute sviluppare.

Gli incontri al vertice dei Capi di Stato di lingua turca hanno avuto inizio negli anni ’90 per iniziativa di Ankara. Questi hanno continuato ad aver luogo senza essere istituzionalizzati ed il numero dei paesi partecipanti ha continuato a variare. Durante gli ultimi dieci anni, i contatti tra i parlamentari dei paesi turcofoni sono praticamente cessati. Tuttavia, in occasione del vertice dei Presidenti delle assemblee nazionali tenutosi ad Istanbul nel novembre 2008, è stato firmato un accordo riguardante la creazione di un assemblea parlamentare dei paesi di lingua turca.



Le implicazioni

Durante un vertice recentemente tenutosi a Baku, in Azerbaijan, è stato istituito un Segretario Generale dell’Assemblea Parlamentare dei paesi di lingua turca. Baku sarà la sede del segretariato senerale, e Ramil Hasanov, dall’Azerbaigian, è stato nominato come primo Segretario Generale per un periodo di quattro anni. L’ufficio del segretariato generale passerà di mano ogni quattro anni seguendo l’ordine alfabetico degli stati membri, ossia: Azerbaigian, Kazakistan, Kirghizistan e Turchia. Turkmenistan e Uzbekistan devono ancora aderire. I nomi dei tre titolari della carica di vice Segretario Generale sono stati annunciati da Kazakistan, Kirghizistan e Turchia. L'assemblea sarà composta da ventiquattro deputati.

Il 2 e il 3 ottobre il vertice dei Capi di Stato turcofoni si è tenuto a Nakhchivan, una repubblica autonoma dell’Azerbaijan. Ciò ha segnato un altro passo importante nello sviluppo delle relazioni tra i paesi turcofoni. L'incontro ha segnato il non Summit a partire da primo convocato nel 1992 per iniziativa dell’allora Presidente turco Turgut Özal. Hanno partecipato i Presidenti di Azerbaigian, Kazakistan, Kirghizistan e Turchia ed il vice-Presidente del Turkmenistan. Un accordo sulla creazione di un Consiglio di Cooperazione tra paesi turcofoni è stato firmato da Azerbaigian, Kazakistan, Kirghizistan e Turchia. Con il trattato di Nakhchivan, è stato formalmente istituito un Consiglio dei Paesi Turcofoni. Il Consiglio avrà i seguenti organi: un Consiglio dei Capi di Stato, un Consiglio dei Ministri degli Affari Esteri, un Consiglio degli Anziani, un Consiglio degli Alti Funzionari Pubblici dei Ministeri degli Affari Esteri e un Segretariato Permanente.

La sede del Consiglio dei Paesi Turcofoni sarà ad Istanbul e il primo periodo di presidenza è stato accordato alla Turchia. Questa nominerà il primo Segretario Generale, il quale cambierà ogni tre anni. I Presidenti dei paesi interessati hanno colto l'occasione del vertice di Nakhichevan per pronunciare discorsi sull’unità dei paesi Turcofoni. Il Presidente del Kazakistan, Nursultan Nazarbayev, ha affermato che "dovremmo insegnare la nostra identità turcofona ai nostri figli e a tutto il mondo". Rivedendo la storia, gli impatti negativi delle guerre precedenti in cui turchi combattevano contro altri turchi – come la guerra tra Tamerlano e il Sultano ottomano Beyazit e gli attacchi di Gengis Khan – sono stati presentati come in uno spettacolo televisivo, accompagnandoli con l’auspicio che tali eventi non si ripetano mai più in futuro. È stata inoltre presa la decisione di istituire una Accademia del Mondo Turcofono in Kazakistan.
Nonostante i persistenti inviti ad essere rappresentato al massimo livello, il Turkmenistan, continuando a tenere una politica estera improntata alla neutralità, ha seguitato a far partecipare ai vertici solo il proprio vice Presidente. Nel frattempo, il Presidente dell'Uzbekistan, Islam Karimov, ha perpetrato la propria politica di non-partecipazione. Tuttavia, gli altri stati turcofoni partecipanti hanno ribadito l’intenzione di perseguire il loro intento di convincere il Turkmenistan e l'Uzbekistan ad entrare nel Consiglio.


Conclusioni

Le relazioni tra la Turchia ed il resto del mondo turcofono sono entrate in una nuova epoca con l'istituzione dell'Assemblea dei Parlamentari e del Consiglio dei Paesi Turcofoni. Inizialmente, lo sviluppo dei rapporti tra Ankara e gli stati turcofoni è stato ostacolato dalla percezione che la Turchia stesse tentando di avere un ruolo da “fratello maggiore” ed è stata dunque guardata con sospetto dagli altri paesi della regione. A quel tempo, tali stati avevano infatti da poco ottenuto l'indipendenza, dopo aver sperimentato un lungo periodo di egemonia russa. Essi hanno perciò esitato ad entrare in rapporto con la Turchia, che sembrava nutrire proprie aspirazioni egemoniche. Gli Stati turcofoni in generale si sono mantenuti distanti dalle proposte della Turchia per una più profonda cooperazione. Tuttavia, dopo venti anni di indipendenza, gli Stati turcofoni dell'ex Unione Sovietica hanno compiuto molti sforzi per divenire paesi istituzionalizzati e stabili. In particolare, l'Azerbaigian ed il Kazakistan hanno acquisito fiducia nelle loro relazioni internazionali, come conseguenza del miglioramento delle loro economie dovuto al rialzo dei prezzi di petrolio e gas. Questi due paesi hanno iniziato a interagire più attivamente con il loro retroterra storico e culturale.

Le istituzioni turcofone hanno tutte registrato, nel corso dell'ultimo anno, una significativa vitalità. Bisogna notare che ciò è avvenuto soprattutto a seguito delle iniziative assunte da Astana e Baku, piuttosto che da Ankara. La Turchia non è più la forza trainante della cooperazione: Azerbaigian e Kazakistan hanno infatti rilevato una parte di questo ruolo. In realtà, la politica dell'AKP di prestare meno attenzione alle relazioni con il mondo turcofono, ha involontariamente dato una spinta allo sviluppo dei rapporti inter-turcofoni. La mancanza di attenzione dell’AKP nei confronti del mondo turcofono ha aiutato i paesi turcofoni a rendersi conto che le proposte di cooperazione della Turchia non si basavano su intenzioni egemoniche. Lo sviluppo delle strette relazioni della Turchia con la Russia ha avuto anche un impatto significativo sulla loro percezione. L'avvicinamento tra Ankara e Mosca ha incoraggiato i paesi turcofoni dell'Asia Centrale a sviluppare ulteriormente la cooperazione inter-turcofona; paradossalmente, essi ritengono che così facendo non susciteranno l'opposizione di Mosca come già in passato, pur fungendo da contrappeso alla crescita dell’influenza regionale russa. Infine, la crescita del nazionalismo turcofono, che può essere osservato in tutta la regione, ha incoraggiato i paesi turcofoni a stabilire istituzioni come il Consiglio. Gli accordi di cooperazione che sono stati firmati tra gli stati turcofoni sono destinati, in definitiva, ad avere ripercussioni di vasta portata culturale, economica e politica.

Nonostante le complicazioni e incertezze rimangano, l'attuazione degli accordi firmati da Turchia e Armenia racchiudono il potenziale di ampliare le possibilità della Turchia di accesso al Caucaso e all'Asia Centrale. Naturalmente, questo è possibile solo a determinate condizioni. In primo luogo, Ankara deve riuscire a costruire le sue relazioni con l'Armenia, senza che si rovinino i suoi rapporti con Baku. Infatti, il pericolo che Ankara contribuisca a spingere l'Azerbaigian nelle braccia della Russia non deve essere sottovalutato, dato l'elevato grado di sfiducia che si registra a Baku nei confronti degli obiettivi del governo dell'AKP nel suo riavvicinamento all'Armenia. Ma se Ankara riuscirà a camminare sul filo del rasoio, questo potrebbe aiutare l'Armenia a liberarsi lentamente e gradualmente dalla posizione dominante di Mosca, permettendo così un ampliamento del corridoio della Turchia verso l'Asia Centrale.





*Le opinioni espresse nel presente saggio rappresentano l'interpretazione dell'autore e non riflettono necessariamente quelle di ICTS.
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L'articolo è stato originariamente pubblicato da Turkey Analyst (www.turkeyanalyst.org), pubblicazione quindicinale del Central Asia-Caucasus Institute & Silk Road Studies Program Joint Center.
Traduzione a cura di Giulia Di Bernardini.





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