Occasional Papers Series - Num.20/2009 (Ottobre 2009)

occpap05-08

Una crescente convergenza di vedute: i militari e l'AKP*

Halil M. Karaveli
Ottobre 2009

La prospettiva dello Stato maggiore rispetto al movimento islamico conservatore dell'AKP si va evolvendo, dall'averlo giudicato un intruso nel territorio statale sino ad apprezzarne i meriti come protettore dell'integrità e della forza dello Stato. La gestione congiunta della questione curda di Stato Maggiore e governo è esemplare della convergenza in corso tra gli ex-avversari, provocando la dura reazione dell'esclusa opposizione nazionalista.
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Lo scenario

l capo di Stato Maggiore turco, Generale Ilker Başbuğ, in diverse recenti occasioni ha cercato di rassicurare coloro i quali temono che il loro paese possa fronteggiare la prospettiva dello smembramento. Riconoscendo che tali paure effettivamente esistano, il Generale Başbuğ ha affermato che  le forze armate rimangono vigili come sempre. Pur tuttavia, più controverso è stato il fatto che Ilker  Başbuğ abbia invitato coloro i quali temono lo smembramento a non seguire il dibattito in corso sui canali televisivi sulla “apertura” (susseguentemente ri-battezzata “democratica”) ai Curdi del governo dell'AKP. “Per favore, non guardate questi programmi”, ha affermato Başbuğ. Questo appello in particolare e le rassicurazioni di  Başbuğ in generale hano provocato reazioni inusuali: critiche nei riguardi dello Stato Maggiore si sono levate dall'opposizione nazionalista, piuttosto che dai tradizionali avversari dei militari, quegli intellettuali liberali che abitualmente denigrano l'esercito le interferenze nella vita pubblica.

I militari sono infatti accusati non già di voler tacitare i dissidenti, ma piuttosto di essere troppo liberali, di fornire indirettamente una copertura all'espressione di prospettive eterodosse rispetto alla questione curda invitando i nazionalisti turchi a non seguire il dibattito televisivo se ciò li allarma. In ciò che appare come una deviazione rispetto alla consuetudine, il Capo di Stato Maggiore invita i nazionalisti turchi a spegnere la televisione o a cambiare canale, piuttosto che richiedere la sospensione del dibattito stesso. Il significato di tale evoluzione non è sfuggito all'opposizione nazionalista.

Di conseguenza Hakkı Süha Okay, vice capogruppo parlamentare del Partito Repubblicano del Popolo (CHP) all'opposizione, la scorsa settimana ha espresso il disappunto del CHP rispetto alle dichiarazioni pubbliche del Capo di stato maggiore. “Riteniamo inappropriato che i militari intervengano in politica in questo modo”, ha affermato il rappresentante del CHP. La circostanza che un rappresentante del CHP manifesti la propria disapprovazione rispetto a ciò che ritiene essere un'illegittima intromissione dei militari in politica è, in effetti, un evento unico nella storia turca recente. É evento che suggerisce che le tradizionali tendenze ed alleanza al centro del sistema politico turco stanno mutando.

I militari sono stati oggetto di pesanti ed implacabili critiche da parte dell'opposizione nazionalista, in particolare dal Partito d'Azione Nazionalista (MHP), già in agosto a seguito dell'incontro del Consiglio di Sicurezza Nazionale che manifestava la propria approvazione dell'apertura curda del governo. Tali critiche avevano indotto il Generale Başbuğ a rilasciare una severa dichiarazione con la quale ribadiva con forza i principi fondativi dello stato-nazione turco – dichiarazione a sua volta sottoscritta dal Presidente Abdullah Gül e dal Primo Ministro Recep Tayyip Erdoğan. In ogni caso, l'opposizione nazionalista interpreta le dichiarazioni del Generale Başbuğ, le rassicurazioni che l'integrità territoriale dello stato e l'identità turca sono al sicuro, meramente come tentativi di minimizzare gli effetti negativi delle paure dei nazionalisti sull'apertura ai Curdi, e di conseguenza come sostegno della linea politica governativa.

Il Generale Başbuğ ha in effetti anticipato l'apertura curda del governo dell'AKP con una propria “apertura” sulla stessa questione in un importante discorsi tenuto in aprile. Parlando alla Accademia di Guerra ad Istanbul, il Generale Başbuğ è divenuto il primo Capo di Stato Maggiore turco a riconoscere le istanze e la legittimità dei diritti di Curdi e Zaza. Başbuğ ha sottolneato la necessità di misure rivolte a contrastare la percezione di oppressione di Curdi e Zaza, e a garantire loro pari opportunità.

Benchè il governo dell'AKP non abbia sino ad oggi chiarito i contenuti particolari della propria “apertura”, non c'è ragione di dubitare che essi si riveleranno essere significativamente diversi dalla soluzione propugnata dal Capo di Stato Maggiore – ovvero, un meccanismo di estensione dei diritti culturali individuali. L'alternativa  è rappresentata dal percorso suggerito dai rappresentanti del nazionalismo curdo, il Partito per una Società democratica (DTP) ed i terroristi del PKK. Tale alternativa comporterebbe la trasformazione della Turchia in uno stato bi-nazionale turco-curdo, nella misura in cui prevede la creazione di un'istruzione nazionale curda al fianco di quella in turco, la promozione del curdo a lingua ufficiale ed il rafforzamento delle amministrazioni locali. Si tratta di un percorso che né l'AKP né qualsiasi altro partito sarebbe disposto a percorrere, salvo perdere ogni consenso politico tra la popolazione turca.


Le implicazioni

La gestione congiunta della questione curda da parte dell'AKP e dello Stato Maggiore, provocando la dura reazione della spaesata opposizione nazionalista, è in effetti rivelatrice della convergenza in atto tra gli ex-avversari, dopo un particolarmente difficile periodo di aggiustamento da parte dei militari. Tale convergenza – e l'aggiustamento alla nuova situazione che essa comporta da parte dei militari – può essere addebitata alla perdita di reputazione politica che i militari hanno registrato a partire dallp spartiacque storico del 2007, quando lo Stato Maggiore, sconfitto dall'AKP e dall'elettorato, ha perso la decisiva battaglia sulla elezione presidenziale.

I militari, dall'aver tradizionalmente guidato la politica in forma aperta o indiretta, si trovano oggi nella posizione di dover rimettersi ad un potere civile che non gli è deferente, che è preparato a contrastarli, e che rappresenta una forza in passato marginale che i militari tenevano a bada. Gli ex-emarginati hanno oggi assunto il controllo su buona parte dello stato, è questo è già un sostanziale cambiamento in sé. Tuttavia, nonostante tale innegabile circostanza, una rappresentazione che assuma una semplicistica dicotomia tra i militari ed il conservatorismo islamico, con i generali a svolgere il ruolo dei perdenti in senso ideologico, mancherebbe di tenere sufficientemente in conto la realtà più profonda che ha storicamente caratterizzato l'esercizio del potere statale in Turchia.

 In un resoconto che privilegi il ruolo delle forze armate di “guardiano ideologico del secolarismo”, lo Stato Maggiore emerge ovviamente come il grande sconfitto, avendo dovuto cedere al potere crescente del conservatorismo islamico. Tuttavia, il rapporto dei militari turchi con la religione è sempre stato meno antagonistico di quanto si riconosca comunemente. Infatti, lo stesso regime militari degli anni '80 aveva attivamente promosso la religione, non ultimo nel sistema scolastico, rendendo obbligatorio l'insegnamento dell'Islam sunnita. In effetti, nel suo discorso alla Accademia di Guerra dello scorso aprile, il Generale Başbuğ ha ricordato ai propri ascoltatori che i militari sono orgogliosi di essere considerati dal popolo “il cuore del Profeta”. Ciò che i militari hanno gelosamente garantito non è stato il secolarismo inteso come “illuminazione”, ma piuttosto la preminenza del potere statale. L'importanza storica del “secolarismo” nel contesto turco risiede nella circostanza che esso è servito a liberare lo stato dalla limitazione di dover far riferimento alla religione – come doveva fare tradizionalmente – per legittimare le proprie azioni.

Il secolarismo ha fatto dello Stato un attore indipendente di per sé stesso. È dunque più pertinente descrivere il ruolo svolto dai militari turchi come guardiani di quello statismo che ha rappresentato le vera costante della politica turca. Lo statismo è, a sua volta, ciò che offre oggi il punto di convergenza ultimo tra i generali ed i conservatori islamici.

L'ascesa dell'elite politica islamico-conservatrice ha rappresentato naturalmente una provocazione per i custodi del potere statale, disabituati come erano allo spettro di forze sociali che muovono nel territorio dello stato, rovesciando la tradizionale relazione stato-società. Tuttavia, con la trasformazione più o meno completa dello stato, la questione tradizionalmente cruciale di come lo stato debba essere reso sicuro porta inevitabilmente assieme gli attuali detentori del potere statale, conservatori islamici e militari. La circostanza che lo stato abbia cambiato colore è in definitiva meno importante dal punto di vista dei militari, in quanto ciò che è fondamentalmente importante è che lo stato sia ben ancorato.


Conclusioni

Il movimento islamico-conservatore è giunto a ricorrere sempre più spesso a quegli stessi strumenti del potere statale che ha tradizionalmente combattuto. Difatti, l'AKP ha dimostrato di non disdegnare l'uso dei poteri statali per piegare le forze sociali al proprio volere. D'altra parte, la prospettiva dello Stato Maggiore sul movimento islamico-conservatore si è evoluta, dal considerarlo un intruso nel territorio dello stato, sino a giudicarlo sulla base dei meriti dimostrati quale protettore dell'integrità e della forza dello stato.

In effetti, l'Islam è probabilmente ciò che tiene assieme le nazione turca. Come un recente sondaggio sulla religiosità in Turchia dimostra, una vasta maggioranza aderisce ai valori religiosi. Sino ad oggi se l'integrazione dei curdi ha avuto successo, con i matrimoni misti turco-curdi, ciò è dovuto in gran parte al senso di affinità culturale che una religione comune, superando le identità etniche, ha offerto.

Ciò che rimane da vedere è se la combinazione di conservatorismi islamico ed estensione dei diritti culturali individuali sarà in definitiva in grado di soddisfare ed abbattere il separatismo curdo radicatosi nel sud-est del paese.





*Le opinioni espresse nel presente saggio rappresentano l'interpretazione dell'autore e non riflettono necessariamente quelle di ICTS.
E’ vietata ogni riproduzione totale o parziale del testo non espressamente autorizzata.
L'articolo è stato originariamente pubblicato da Turkey Analyst (www.turkeyanalyst.org), pubblicazione quindicinale del Central Asia-Caucasus Institute & Silk Road Studies Program Joint Center.
Traduzione a cura di Giulia Di Bernardini.





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