Occasional Papers Series - Num.21/2009 (Novembre 2009)

occpap05-08

Il rapporto dell'UE sull'allargamento: gli diversi ostacoli all'ingresso della Turchia*

Roberta Raffaele
Novembre 2009

Il 14 ottobre scorso la Commissione Europea ha presentato a Bruxelles il suo Rapporto Annuale sull'Allargamento nel quale sono stati esposti i punti positivi e negativi dei Paesi candidati ad entrare nell'Unione, tra cui la Turchia. Il rapporto ha evidenziato come questo Paese sia migliorato notevolmente rispetto agli anni precedenti, ma ha anche evidenziato molti punti critici, primi fra tutti il rispetto dei diritti fondamentali, su cui la Turchia dovrà lavorare ancora per qualche anno prima di poter entrare ufficialmente nell'UE.

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Il rapporto annuale sull'allargamento dell'Unione Europea

La relazione presentata dal Commissario Olli Rehn ha descritto la situazione attuale dei Paesi potenzialmente candidati all'ingresso nell'Unione Europea. Il rapporto annuale di Bruxelles è un documento molto atteso perché evidenzia i progressi registrati dai Paesi interessati all'integrazione nell'ultimo anno, malgrado la crisi economica, e le problematiche principali che i governi dovranno risolvere nel breve e medio periodo. I Paesi in questione già candidati sono la Croazia, l'ex Repubblica iugoslava di Macedonia e la Turchia, mentre i potenziali entranti sono l'Albania, la Bosnia-Erzegovina, il Montenegro, la Serbia e il Kossovo. Il rapporto è uno strumento molto importante non solo per i giudizi di Bruxelles ma anche per identificare quali sono le linee di indirizzo della politica dell'Unione riguardo all'allargamento. Bruxelles ha ribadito come l'integrazione nell'Unione Europea sia tuttora un incentivo efficace per attuare riforme nei settori politico ed economico degli Stati e, di conseguenza, per rafforzare la stabilità interna degli stessi. La riuscita del progetto è nell'interesse anche dell'UE, che si muove in modo tale da favorire l'ingresso di nuovi Stati, sempre nel rispetto dei principi fondamentali e delle convenzioni.

Il documento ha, nella sua totalità, notizie positive per i candidati che, malgrado gli ostacoli posti dalla crisi economica, sono riusciti a fare progressi grazie ad un'efficace strategia politica ed economica. Tra questi Paesi spicca la Croazia che vedrà ufficializzata la sua entrata nell'Unione nel 2012. Montenegro, Albania, Bosnia e Kossovo, candidati potenziali, dovranno fare ancora molto prima di poter diventare candidati ufficiali: la stabilità interna, infatti, non è ancora garantita pienamente nel lungo periodo. Il giudizio della Commissione ha sì aperto uno spiraglio ai Paesi ex-iugoslavi, ma ha preso nuovamente le distanze dalla Turchia. I negoziati per la sua entrata, il cui inizio risale al lontano 1987 con la domanda ufficiale di ammissione, progrediscono con estrema lentezza per diverse motivazioni.


I punti critici per la Repubblica di Turchia

La situazione politica attuale della Turchia desta non poche preoccupazioni a livello internazionale; il Commissario Rehn ritiene, infatti, che il Paese abbia ancora molti punti da risolvere prima di poter soddisfare i criteri stabiliti dall'Unione Europea. Questo giudizio è, probabilmente, anche influenzato dalle forti preoccupazioni espresse da Sarkozy e dalla Merkel sull'idoneità della Turchia a diventare membro UE. Il Paese, comunque, deve lavorare ancora molto su questioni che violano i principi su cui trova fondamento l'Unione Europea. I motivi di grande preoccupazione sono diversi: in primo luogo, vi è il problema del rispetto dei diritti fondamentali. I progressi ci sono stati, grazie anche alle leggi contro la tortura, ma la Turchia ha tuttora bisogno di rafforzare ulteriormente la promozione e il rispetto dei diritti umani. Una delle questioni che preoccupa di più la Commissione è l'attuale impunità dei colpevoli di reati come, appunto, la tortura o i delitti d'onore; la strada più giusta da seguire è, secondo Bruxelles, quella di osservare la legge internazionale sui diritti dell'uomo promuovendo la diffusione del report del Comitato europeo per la prevenzione della tortura del Consiglio d'Europa. Un altro problema ancora molto attuale in Turchia è la limitazione della libertà d'espressione: questo diritto, infatti, non è ancora garantito sufficientemente dalla legge e Ankara, quindi, dovrà lavorare ancora molto per dimostrare di essere in grado di raggiungere gli standard previsti dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo.

La Commissione ha però registrato un miglioramento per quanto riguarda la libertà di religione: attualmente quest'ultima è sicuramente più rispettata rispetto al passato. Mancano, però, una struttura in linea con l'ECHR (European Convention on Human Rights) e un ambiente che rispetti nella pratica tale libertà. Anche per quanto riguarda la situazione delle donne, il Governo sta attuando dei cambiamenti all'interno dello Stato per garantire l'uguaglianza dei sessi. Il gap tra uomini e donne, comunque, è ancora molto ampio nel mondo del lavoro, nella vita politica e a livello di istruzione. In Turchia sono ancora molto diffusi crimini come violenza domestica, delitti d'onore e matrimoni forzati (anche con giovani ancora minorenni). Altra categoria a rischio è quella dei bambini: il Governo dovrà, quindi, garantire alle nuove generazioni condizioni migliori per quanto riguarda salute, educazione e lavoro minorile. La condizione dei lavoratori, invece, rispetta gli standard europei e le convenzioni ILO (International Labour Organisation), in particolare riguardo al diritto di scioperare. Giudizio decisamente negativo è stato espresso per il rispetto dei diritti delle minoranze, in primo luogo della popolazione curda: in una visione generale, la situazione nel tempo non è cambiata. E' stato fatto qualche passo in avanti sui diritti culturali attivando, ad esempio, un canale in lingua curda sulla TV nazionale. Le restrizioni, tuttavia, sono ad oggi ancora numerose: la lingua curda, infatti, non può essere utilizzata nella vita politica, in TV private, nei programmi radiofonici e nelle scuole.

Ma la questione che preoccupa maggiormente la Commissione continua ad essere la mancanza di progressi nelle relazioni tra la Turchia e la Repubblica di Cipro (la parte greco-cipriota dell'isola membro dell'UE), che fino ad oggi ha portato alla sospensione di 8 dei 35 capitoli negoziali per l'ingresso della Turchia nell'Unione. Il Governo turco ha dichiarato pubblicamente di voler risolvere la questione nel breve termine, ma ciononostante, non è stato registrato nessun progresso per normalizzare le relazioni bilaterali con la Repubblica di Cipro. Ankara, che ha bloccato i traffici commerciali con Cipro, ha infatti ignorato gli appelli UE per riprendere gli scambi in virtù degli obblighi imposti dall'accordo di unione doganale con l'Europa. Il governo turco, al contrario, ha continuato la sua politica di chiusura, perpetuando il blocco all'ingresso delle merci nel suo territorio a navi e aerei provenienti da Cipro (lasciando transitare solo quelli provenienti da Cipro Nord, Repubblica turca non riconosciuta a livello internazionale), per ritorsione al precedente blocco imposto dalla Repubblica di Cipro alle navi e aerei provenienti dalla Repubblica di Nord Cipro.

Altra questione ritenuta grave dalla Commissione riguarda la libertà dei media: desta preoccupazione il fatto che la libertà di stampa sia ancora molto lontana dagli standard europei. Tra i casi citati per descrivere tale situazione si ricordano la chiusura di YouTube nel 2008 e i processi intentati contro Facebook, Google e altri siti web. Il caso più eclatante, comunque, è quello della maxi-multa da 4 miliardi di dollari imposta dal Governo al colosso dell'informazione Dogan Yayin Holding per presunte irregolarità fiscali. La Dogan, infatti, controlla circa la metà dei mezzi d'informazione turchi ed ha spesso criticato duramente il partito al potere (AKP, il Partito di giustizia e sviluppo). Secondo l'Unione Europea, questa multa sembra più una sanzione politica che una sanzione fiscale. Per quanto riguarda la situazione politica, il rapporto mette in luce la necessità di attuare una riforma della Pubblica Amministrazione, in particolare per modernizzare il settore dei servizi offerti dallo Stato. Tra le priorità del Governo vi è la diminuzione degli eccessi burocratici e la promozione di procedimenti amministrativi più semplici. I settori militare e giudiziario sembrano aver subito qualche cambiamento in positivo, ma c'è ancora molto da lavorare per ridurre il livello di corruzione all'interno delle alte sfere dello stato.


Le note positive del rapporto e la reazione di Ankara

Nel rapporto, comunque, non mancano giudizi positivi sui progressi di maggior rilievo registrati dalla Turchia: la Commissione ha posto l'accento soprattutto sull'importanza della firma dell'accordo tra Turchia e Armenia avvenuta recentemente. La normalizzazione dei rapporti tra i due Paesi poterà alla riapertura delle frontiere e segnerà l'inizio della ripresa dei rapporti diplomatici. Bruxelles ha, inoltre, espresso parere positivo sugli sforzi compiuti dalla Turchia per migliorare i rapporti con le autorità curde del Nord Iraq e, grazie alla cosiddetta “iniziativa curda”, anche con la comunità curda (circa 12 milioni di cittadini) che risiede in Turchia. Nel rapporto viene citato anche il caso Ergenekon, una presunta rete ultra-nazionalista responsabile di attentati e omicidi commessi in Turchia negli ultimi anni, forse con obiettivi di rovesciare l'attuale governo dell'AKP. La Commissione ha espresso il suo sostegno per la risoluzione dell'inchiesta, sottolineando come questo caso sia per il Paese un'opportunità imperdibile per rafforzare la fiducia nel giusto funzionamento delle istituzioni democratiche.

Le note positive riguardano anche l'economia e le relazioni internazionali: nonostante il crollo della domanda interna ed esterna, in particolar modo nel settore degli investimenti, l'impatto della crisi economica mondiale è stato limitato soprattutto grazie alle preventive riforme strutturali. La struttura macroeconomica è rimasta intatta e l'inflazione è scesa notevolmente, così come il livello di disoccupazione. La Turchia dovrà continuare ad attuare riforme strutturali, il cui processo è decelerato nel primo semestre 2009, e dovrà lavorare molto per la realizzazione di un piano fiscale adeguato. L'inadeguatezza del piano attuale, infatti, contribuisce al clima di incertezza per l'arrivo di nuovi investimenti. E' stato espresso, inoltre, apprezzamento anche per la firma, nel luglio scorso, dell'accordo intergovernativo per la costruzione del gasdotto Nabucco.

I criteri economici europei, quindi, sono sufficientemente soddisfatti dai progressi registrati dall'economia turca che dovrebbe riuscire a resistere alla pressione competitiva e alle forze dei mercati dell'Unione Europea già nel breve periodo. E' necessario, comunque, rafforzare i settori più deboli (tra cui quello ambientale, del lavoro e della libera circolazione dei servizi, ecc.) attraverso l'attuazione di nuove riforme. La Turchia sta progredendo anche a livello di relazioni internazionali, come è stato detto in precedenza, con l'Armenia ma anche con la Grecia: non si è ancora giunti a nessun accordo sulla questione dei confini ma i due Paesi hanno accettato di voler trovare un punto d'intesa comune aprendosi al dialogo. Rimangono positive le relazioni con Bulgaria e con i Paesi dei Balcani occidentali. La Turchia ha complessivamente reagito in maniera positiva al rapporto pubblicato da Bruxelles. Malgrado i numerosi punti negativi citati dal Commissario Rehn, Egeman Bagis -il responsabile turco dei negoziati con l'Unione Europea- ha giudicato il rapporto 2009 come il più equilibrato tra i rapporti stilati finora da Bruxelles. Ankara, quindi, sembra aver accettato le numerose critiche definendo il rapporto oggettivo e incoraggiante per l'attuazione di nuove riforme. Opinione differente, invece, è stata espressa da Bagis riguardo alla questione della maxi-multa al colosso dell'informazione Dogan, definendola come un problema interno allo Stato e non di rilevanza internazionale.


Conclusioni

Secondo il rapporto di Bruxelles la Turchia soddisfa ad oggi in modo sufficiente i criteri politici ed economici. Ma sono ancora molti i punti deboli su cui si deve lavorare: ci sono ancora troppe violazioni dei diritti fondamentali, ed è soprattutto questo che preoccupa l'Unione. La violenza coniugale, i crimini d'onore e i matrimoni forzati restano problematiche serie che non si possono ignorare. Si aggiungono poi gli scarsi progressi nell'attuazione di riforme politiche e costituzionali, nella lotta alla corruzione e nella libertà di stampa. Tutto questo fa capire che un Paese come la Turchia non sembrerebbe ancora pronto ad accettare gli obblighi comuni imposti dall'UE, anche se la volontà di entrarvi a far parte è concreta, anzi rappresenta forse l'obiettivo più importante della politica estera di Ankara. Bisognerà lavorare ancora molto prima di poter vedere la Turchia come membro effettivo dell'Unione Europea, viste poi le forti opposizioni di altri Stati membri come Francia e Germania che, probabilmente, sono mosse anche da calcoli politico-demografici oltre che culturali (mantenere un'omogeneità cristiana): secondo l'attuale ripartizione dei seggi al Parlamento europeo (su basi demografiche, appunto) Ankara si troverebbe ad essere il secondo Paese rappresentato, dopo la Germania. Si aggiunga a tutto ciò il trend demografico turco, la cui crescita è di gran lunga superiore ai maggiori Paesi europei.





*Le opinioni espresse nel presente saggio rappresentano l'interpretazione dell'autore e non riflettono necessariamente quelle di ICTS.
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